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BIGARELLO

BIGARELLO
Bigarello (da “biga”, il mezzo di trasporto dell’antica Roma) è Incastonata tra i fiumi Mincio e Tartaro, e ha circa 2.100 abitanti. Confina con i comuni di San Giorgio, Castel d’Ario, Castelbelforte, Roncoferraro e Sorgà (VR). Il territorio è costituito da quattro frazioni; Stradella, Gazzo, Bazza e Bigarello  

CHIESA DELLA NATIVITA’
A Stradella, sorge la Chiesa della Natività della Beata Vergine che risale al 1400. Le pareti interne hanno spazi affrescati d’attribuzione pure quattrocentesca, in particolare una Madonna d’artista ignoto, ma certo di buonissima mano. Ci sono pure tre tele, due del settecento di Felice Campi, e una bella Natività policroma della Madonna. Vi è inoltre una “Pietà” in terracotta, attribuibile al 400, questa è la scultura che è portata in processione ogni anno durante la tradizionale e antica sagra.

CORTE BAZZA
La struttura si compone di un massiccio fabbricato padronale a cui si affiancano le case dei salariati, corpi rustici sul retro, un oratorio. L’aia in cotto, delimitata da un canale e da una barchessa, serviva da deposito per l’essiccazione del riso. Dopo la mietitura nei campi infatti, il cereale, trasportato su apposite imbarcazioni, raggiungeva la barchessa, in cui un’apposita macchina separava il grano dalla spiga; i cumuli di riso venivano quindi stesi ad essiccare sull’aia. La corte, realizzato tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento su probabile commissione del nobile Antonio di Agostino dalla Valle, si presenta oggi in forme ottocentesche. Al piano terra del palazzo padronale si trova un ciclo di affreschi della fine del secolo XVI raffigurante i mesi e i relativi lavori. L’apparato decorativo è scandito da un colonnato ionico. Al di sopra di ciascun mese si trova il relativo segno zodiacale sovrastato da un sole a otto raggi.  Ogni tondo è adornato da una corona circolare divisa in due parti: nella prima parte si indicata la durata del giorno alla metà del mese, nella seconda parte la durata della notte raffigurata con il crescente lunare e stelle dorate. Entrando nella sala dalla porta sul retro e iniziando dalla parete di sinistra si sviluppano in sequenza i segni dell’acquario, pesci, ariete, toro, gemelli, cancro, leone, vergine, libra, scorpione e sagittario. Sopra le porte d’ingresso verso il retro, si trova la figura di Dio creatore, mentre sopra quella in facciata di Cristo in pietà. L’oratorio realizzato nel 1605 su commissione del nobile Antonio di Agostino della Valle è dedicato a Sant’Antonio Abate. L’edificio ha una facciata scandita da due coppie di lesene tuscaniche con trabeazione spezzata. Il prospetto è concluso da una cimasa a nicchia con frontone curvilineo.


CORTE CARPANETA
Il complesso della Carpaneta, oggi Ersaf, è realizzato dalla famiglia Castagnari nel 1876, in sostituzione di un precedente manufatto. Delle strutture settecentesche rimane solamente una scuderia. La corte si compone di casa padronale, scuderia, corpi rustici, abitazioni per i salariati e recenti strutture realizzate dell’Ersaf. In asse con la strada di accesso alla corte, in fregio al canale Tartagliona, si trova la pila da riso suddivisa in due piani: il piano terra era in origine occupato dai macchinari e il piano primo, dal granaio. Della struttura originaria si conservano parte delle apparecchiature interne e la ruota esterna, azionata delle acque del canale Tartagliona.

FORESTA DELLA CARPANETA
La Foresta della Carpaneta si colloca nel progetto chiamato “Dieci nuove grandi foreste di pianura”. La piantumazione della foresta inizia nel 2003 con l’intento di ricavare un bosco naturaliforme, simile a quelli che in origine ricoprivano la pianura Padana. L’intera foresta ricopre una superficie di 43 ettari. All’interno si trovano il Parco didattico di Arlecchino che con colori e profumi stimola la curiosità verso il mondo vegetale, e il Parco di Virgilio che tramite la vegetazione e la terra riproduce i paesaggi descritti dal poeta mantovano.    

PILA DAL GALLIOT
Realizzato lungo il corso del canale Tartagliona, l’opificio comprendeva una pila e un mulino messi in funzione ciascuno da una propria ruota. La struttura venne realizzata, dopo il maggio del 1763, da Francesco Galeotti, da cui il toponimo di pila del Galeotto. L’opificio mantiene tuttora la sua originaria funzione ed è composto da un lungo fabbricato con all’interno diverse funzioni: nella porzione verso il canale si trovano la pila e il mulino e al piano primo il granaio, accanto al quale si sviluppa, su due piani, l’abitazione del “pilota”. L’originario sistema a piloni viene sostituito a fine ‘800 da una più efficace macchina a grola ancora azionata dalle ruote mosse dal canale Tartagliona.

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