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GOITO

GOITO
Situato nel cuore del Parco del Mincio, è un comune di 10.463 abitanti, per estensione territoriale uno dei più importanti in provincia di Mantova. Sul territorio numerose frazioni e località, come Cerlongo, Sacca, Solarolo e Masimbona. Nel 1848 Goito fu teatro di due importanti battaglie della Prima Guerra d’Indipendenza. A Goito si produce un particolare tipo di Grana padano, quello dei “Prati stabili” alcuni dei quali secolari e irrigati con il sistema a scorrimento.

CASTELLO DI CERLONGO
All’interno del castello di Cerlongo (Villa Magnaguti) si possono ammirare numerose stanze affrescate su più piani ben mantenute, mentre il sotterraneo, anch’esso ben conservato, è costituito da travature portanti in legno e antica pavimentazione in piastrelle di cotto. Il corridoio principale d’ingresso si affaccia sul meraviglioso parco interno. Il parco è circondato da alte mura e vi sono numerose piante secolari con sottostanti spazi delimitati che un tempo erano destinati ai signori conti che vi trovavano refrigero e riparo durante il periodo estivo. Fino a qualche decennio fa, nell’attigua chiesetta era custodita una reliquia di San Giorgio Martire, ora collocata nella chiesa parrocchiale.

CHIESA DI SAN BARTOLOMEO
Da memorie dell’archivio parrocchiale di Sacca risulterebbe che la chiesa e l’attiguo cimitero siano stati consacrati nel 1470. Nel 1621 fu costruito il campanile, Su progetto dell’architetto Giovanni Maria Borsotti, nel 1720 si diede inizio alla ricostruzione della chiesa parrocchiale dedicata a San Bartolomeo il cui martirio è raffigurato nella pala d’altare. L’altare laterale destro presenta, tra due lesene, una bella pala cinquecentesca raffigurante la Madonna con Bambino, San Giovanni e San Bruno. Impreziosiscono le pareti statue in stucco e dipinti a olio su tela (fra i quali S.Giuseppe, S. Marco, S. Luca e S. Giovanni, opere di Giuseppe Bazzani dei primi decenni del 1700.


CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO
La chiesa parrocchiale di Goito vanta il titolo di basilica ed è anche santuario, da quando vi è stata collocata la popolare immagine della Madonna della Salute, un busto rinascimentale in terracotta dipinta, rinvenuto agli inizi del ‘700 nella faccia esterna delle mura del borgo. La attorniano, in un’esuberante cornice, le tele dei Misteri del Rosario, settecenteschi come la chiesa nell’attuale solenne aspetto, conferitole dall’inventiva del ticinese Giovanni Maria Borsotto. Dello stesso secolo sono anche la monumentale pala dell’altare maggiore, in cui Giuseppe Bazzani ha raffigurato la “Consegna delle Chiavi a Pietro”, ed il “Sant’Antonio Abate “di Giovanni Cadioli. Del secolo precedente, invece, un prezioso San Francesco e l’Angelo del romano Domenico Fetti, l’affascinante “Trionfo della Croce” di Andrea Celesti, il “Miracolo di San Martino” e “San Francesco riceve le Stigmate” di Francesco Borgani, nonché il raffinato coro in legno di pero e ciliegio intarsiato d’avorio, proveniente dall’eremo camaldolese del Bosco della Fontana. Nota singolare che investe l’intero tempio sono le opere in esso profuse, a partire dal 1937, dallo scultore mantovano Giuseppe Menozzi, a celebrare in marmo e soprattutto in bronzo i temi religiosi insieme con altri di carattere profano, legati alla storia ed alla cultura goitese e mantovana in genere. Tra l’altro: nella porta centrale, “Vita di Maria e personaggi di storia locale”; all’interno Fonte Battesimale, Pulpito e “Apparizione di Cristo a Santa Margherita Alacoque”; all’altare maggiore, Crocifisso, “Ultima cen”a e dei giganteschi candelabri con figure legate, rispettivamente, al poeta goitese Sordello ed al sommo poeta mantovano Virgilio. MONUMENTO AL BERSAGLIERE
Nel corso del Settecento e dell’Ottocento, la città passò alternativamente dai francesi agli austriaci e fu luogo di battaglie per l’indipendenza d’Italia. Il monumento è stato realizzato nel 1926 su iniziativa della Sezione bersaglieri di Mantova. L’opera, in bronzo, fu commissionata allo scultore torinese Giorgio Ceragioli; da ricordare che una copia è conservata al Museo Nazionale Del Risorgimento di Torino. Esso è situato di fronte alla Villa Giraffa di fianco al Ponte della Gloria. Durante la seconda guerra mondiale per motivi di sicurezza fu rimosso ed il 12 settembre 1944 trasportato nella cascina dell’agricoltore Giovanni Pini, questo lo salvò dai bombardamenti alleati in corso che comunque danneggiarono il basamento della statua e distrussero completamente il ponte. Il restauro fu a cura dello scultore mantovano Alberto Seguri, mentre la ringhiera è opera dei goitesi Giovanni Buttarelli e Cesare Scardeoni.  

PARCO BERTONE
Il Centro Parco Bertone è un piccolo gioiello verde (7 ettari di estensione) a pochi km dal capoluogo. Si tratta di un parco-giardino romantico, ex residenza estiva tardo-ottocentesca di una nobile famiglia mantovana originaria del Trentino – i conti D’Arco – che vi fece costruire la villa con le pertinenze (scuderie e foresteria). Per volere del conte Luigi D’Arco, naturalista e appassionato botanico, l’antica base ivi presente di bosco planiziale tipico della Pianura Padana fu arricchita e integrata con la messa a dimora di diverse essenze arboree esotiche. Nel contempo, si procedette a modellare sapientemente la fisionomia stessa del luogo secondo la tipologia del parco romantico, nel quale si alternavano scorci paesaggistici diversi: collinette boscose, sentieri ombrosi, più ariosi spazi a prato, aiuole ornamentali, laghetti artificiali, maestosi alberi di prima grandezza (tra i quali si segnalano un imponente noce nero di circa 270 anni e un esemplare di Gingko Biloba, anch’esso bicentenario, considerato il più alto d’Italia con i suoi 40 metri di altezza).  
TORRE CIVICA
Una delle più antiche testimonianze architettoniche goitesi è la Torre civica, che si affaccia su Piazza Gramsci. Realizzata nell’Alto medioevo in muratura di mattoni pieni, di spessore decrescente verso l’alto è composta di quattro piani, tutti accessibili e collegati da una scala in acciaio e lamiera “stirata”. I primi tre hanno impalcatura in legno, mentre il quarto appoggia su una volta in muratura a crociera. Anticamente sul lato esterno era posizionata una meridiana, sostituita successivamente da un orologio a doppio quadrante; è dotato di due campane che ancora scandiscono le ore.
 
VILLA GIRAFFA
Questa villa si presenta attualmente come un eccezionale “pastiche” di sapore eclettico, quasi un’affannosa enciclopedia architettonica di quasi tutti i momenti del gusto costruttivo, dal Quattrocento al primo Novecento. L’aspetto migliore della villa stessa è indubbiamente il rapporto con l’ambiente naturale, realizzato attraverso la struttura del grande parco ottocentesco e concluso verso l’ansa del fiume da una grande scala.

VILLA MOSCHINI
Di stile neoclassico, poco distante dal capoluogo, fu costruita nel XVIII secolo su volere di Francesco D’Arco. L’architetto Leopoldo Pollack fu il primo progettista. Si deve poi al lavoro di Giuseppe Crevola e Gianbattista Marconi architetti neoclassici di Mantova l’edificazione e l’innalzamento della villa. Il giardino è attualmente disposto lungo un profondo prospettico che congiunge la villa al fiume Mincio.

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