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CENTO

CENTO

Cento si estende lungo la riva sinistra del fiume Reno, terra di confine in posizione quasi baricentrica rispetto ai tre capoluoghi di provincia, Bologna, Ferrara e Modena dai quali dista rispettivamente 33, 35 e 38 km. Centro agricolo e commerciale in fertile pianura, si sviluppò in epoca remota su di una fascia di terre semipaludose e vallive tra Reno e il Panaro, formando con la limitrofa  Pieve fino al 1376 un’unica entità amministrativa. Di origine antichissima, contesa per lungo tempo tra Estensi, Ferrara e lo Stato Pontificio, nel 1754 ebbe il titolo di Città da papa Benedetto XIV. Varie teorie si  annidano sul toponimo di Cento: quella più accreditata risalw all’epoca romana, da Centum, poiché all’epoca i territori venivano divisi in centurie agrimensorie, oppure, da Cento iugeri, che sarebbe la porzione di territorio assegnato ai coloni all’epoca. Cento è definita per antonomasia “la piccola Bologna”, per la stretta somiglianza con il centro storico del capoluogo ed i suoi portici, oltre la sua dinamica vita, sociale, culturale ed artistica. Famosa nel mondo per lo storico Carnevale di Cento, gemellato con quello di Rio de Janeiro, è la figura-simbolo del Guercino, già autore delle prime tele carnevalesche nel Seicento, l’icona cittadina di maggior prestigio.

ROCCA DI CENTO L’imponente Rocca è una splendida fortificazione di interesse storico per la città di Cento. Poco distante dalle antiche mura alla fine dell’odierno corso Guercino, fu eretta per volere del vescovo di Bologna che affidò l’incarico nel 1378 all’architetto Antonio di Vincenzo. A metà del Quattrocento, sempre per iniziativa dell’episcopato bolognese, venne ristrutturata per conformarla alle nuove soluzioni di difesa militare. Visto che il suo compito era quello di resistere ai continui assalti di milizie nemiche non ci si occupò mai molto degli ornamenti e arredi interni. La massiccia costruzione presenta la tradizionale pianta quadrilatera, dotata di quattro torrioni per ogni angolo e di un robusto mastio centrale che porta tuttora le tracce della presenza originaria di un ponte levatoio che poteva salvaguardare la Rocca in caso di estremo pericolo. Un tempo era provvista della tipica merlatura poi sostituita da una copertura protettiva cosicché potesse essere usato anche lo spazio della terrazza. La Rocca di Cento cosi come appare oggi, senza fossato e ponti levatoi, si deve però agli interventi voluti nel 1483 da Giuliano della Rovere, futuro Papa Giulio II. Per diversi secoli la Rocca fu utilizzata come carcere. Nella parte interna, ora integralmente restaurata, è possibile ammirare ambienti suggestivi come la cappella, la sala della trifora, le cannoniere e le prigioni.

COLLEGIATA DI S. BIAGIO Sorta probabilmente prima del 1000 come semplice oratorio, è il luogo di culto più antico di Cento e fu più volte ampliata e ristrutturata. Il semplice e funzionale aspetto attuale lo ricevette nel corso del XVIII secolo quando l’architetto bolognese A. Torreggiani fu incaricato di ricostruire totalmente la chiesa tra il 1832-1845, ma la facciata è rimasta incompiuta. L’interno a tre navate, transetto ed ampia abside, è stato realizzato in sobrio stile barocco rivelando ancora gli influssi rinascimentali, mentre gli stucchi e le decorazioni marmoree creano un suggestivo effetto scenografico. Nelle cappelle laterali sono conservate interessanti opere d’arte, tra cui un San Carlo Borromeo in preghiera del Guercino.

 EX GHETTO EBRAICO Il ghetto è compreso fra le attuali vie Provenzali e Malagodi. Si accede alla corte interna da un profondo androne su via Provenzali, di fronte all’omonima casa. A Cento era presente un’attivissima comunità israelitica già dall’inizio del Trecento che diede vita ad una fiorente attività commerciale legata soprattutto alla canapa ed ai suoi derivati. Le case del Ghetto, caratterizzate da balconcini in ferro battuto di tradizione spagnola, furono abitate a partire dal 1636. L’unico edificio monumentale degno di nota è l’elegante neoclassico Palazzo Modena, poi Carpi (1820). La sinagoga purtroppo è stata distrutta, ma se ne conservano i resti in quella di Ferrara, tra i quali un bellissimo Aròn barocco in marmo policromo. Fuori dal centro abitato si trova il cimitero, istituito nel 1689, cinto da un alto muro è preceduto da un grande campo e da un viale di cipressi.

IL GUERCINO Nato a Cento nel 1591, Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino a causa di un occhio guercio, è uno dei massimi esponenti della grande stagione del Seicento emiliano. Fondamentale per la sua formazione è l’incontro con Ludovico Carracci, che lo inserisce nell’ambiente culturale bolognese. Il Guercino sviluppa poi uno stile personale, coerente coi dettami dell’estetica barocca senza mai rinunciare a quelle istanze di verità proprie della lezione carraccesca. La sua arte richiama presto le attenzioni delle più importanti committenze reali ed ecclesiastiche. Nel 1621 è a Roma dove realizza gli affreschi del Casino Ludovisi per il Cardinal Ludovisi, già Gregorio XV. Nel 1642, alla morte di Guido Reni, Guercino  ne eredita il ruolo di caposcuola, fino alla morte sopravvenuta nel 1666 a Bologna, dove viene seppellito  nella chiesa di San Salvatore. I suoi dipinti sono   oggi custoditi nei maggiori musei del mondo , ma è nella sua terra natale che si  trova la maggior concentrazione delle sue opere, con una pinacoteca a lui intitolata.

PINACOTECA CIVICA “IL  GUERCINO” La Pinacoteca Civica “Il Guercino” venne costituita nel 1839, per raccogliere le opere d’arte recuperate dopo le requisizioni napoleoniche, all’interno del Palazzo del Monte di Pietà (1782). La Pinacoteca registra la maggior concentrazione al mondo di opere del Guercino e della sua Bottega, compresi disegni e incisioni. E’ possibile pertanto seguire l’evoluzione stilistica del Maestro: dalla pittura tutta d’impeto, drammatica, chiaroscurale della giovinezza al classicismo della maturità con immagini aristocratiche ed idealizzate. Le opere giovanili sono caratterizzate da una grande forza chiaroscurale, da intensi contrasti cromatici e da una pittura che risente del tonalismo di scuola veneziana. La Pinacoteca è articolata su due piani che spaziano anche su percorsi, periodi storici e tematiche diverse tra cui, “Il Cinquecento da pittori emiliani” (Marcello Provenziali, Domenico Panetti, Bagnacavallo junior, Denys Calvaert, Ludovico Carracci) e manieristi nordici. La natura morta è proposta nei due filoni del Seicento emiliano: la natura morta rustico-popolare e quella aristocratico-decorativa. In seguito ai danni rilevati dal sisma, il museo, in fase di restauro, è attualmente chiuso ai visitatori.

GALLERIA D’ARTE MODERNA “AROLDO BONZAGNI” La Galleria d’Arte Moderna, dedicata al pittore centese Aroldo Bonzagni (1887 - 1918), ubicata nel Palazzo del Governatore, è nata dalla volontà della sorella dell’artista che, fin dagli anni 60, donò alla Pinacoteca Civica prestigiose opere del fratello e di altri artisti a lui legati. Il percorso inizia con le prime opere di Bonzagni che testimoniano gli accenti espressionistici della sua arte, prosegue con le opere di artisti che con lui hanno condiviso il clima culturale degli inizi del Novecento, in particolare il momento euforico del Futurismo, per arrivare alle opere degli artisti delle generazioni successive, anni 1950-60, che testimoniano le avanguardie più recenti dell’esperienza informale. Balla, Sironi, Sassu, Cassinati, Treccani, Carrà, Guttuso, Fontana sono solo alcuni dei nomi presenti nella collezione di questa prestigiosa Galleria.

MUSEO “SANDRO PARMEGGIANI” Artista nato a Milano da genitori centesi, trascorse un periodo di tempo a Cento durante la 2° Guerra Mondiale. il museo Sando Parmeggiani è insediato nel Palazzo della Delegazione di Renazzo e raccoglie numerose sue opere. Pittore figurativo, naturalista e sensibile a suggestioni postimpressioniste che lo accompagnarono per tutta la sua lunga attività sino alla virata verso esperienze aniconiche, trasse dal soggiorno a Renazzo l’ispirazione per realizzare nature morte e paesaggi. L’attività del museo è stata sinora proiettata verso la promozione di rassegne tematiche ad invito di artisti, come “Emozioni belliniane nella pittura contemporanea”, o verso collettive retrospettive delle poetiche artistiche del primo Novecento come “Tecniche, poetiche, suggestioni divisioniste”, “Viaggi senza ritorno. Dipinti di Boldini, De Nittis, Zandomeneghi”, “Vanita Vanitatum. Et omnia Vanitas. Il tema della “vanità” nella pittura e nella scultura italiana contemporanea”, ed infine, W.A Kossuth nella monografica “Nostalgia della bellezza”.

TEATRO GIUSEPPE BORGATTI Tra il 1856 e il 1861 su progetto del centese A. Giordani nacque la realizzazione del teatro. La facciata è abbellita dalla decorazione a bande policrome rosse e gialle e da medaglioni e busti in cotto. Si caratterizzò con una certa rilevanza nel mondo della musica lirica con la rappresentazione di grandi opere interpretate da illustri personaggi. Giuseppe Borgatti vi cantò per la prima volta nel 1924 e in questa occasione il teatro venne a lui intitolato. Dal foyer si accede al Museo “Giuseppe Borgatti”, inaugurato nel 1933, dove sono esposti i cimeli e le onoreficenze raccolte dal tenore centese durante la sua brillantissima carriera.

GIARDINO DEL GIGANTE “C’era una volta un Gigante che passò su un terreno incolto e secco. Quel luogo era triste e lui decise di trasformarlo. Si costruì un palazzo bellissimo e gigantesco, proprio adatto a lui. Per decorare le pareti prese pezzi di volta celeste e alcune costellazioni che da allora non si vedono più in cielo. Altre stanze vennero abbellite con Foglie di tanti colori, che davano la sensazione di essere sempre in mezzo alla natura; altre ancora avevano tanti uccelli appoggiati sui muri, che a guardarli sembrava di volare…”  Tra il 2000 e il 2006, tra la fantasia e la realtà si è materializzata un’opera d’arte ambientale inserita in un’area verde ad uso pubblico nel cuore di Cento. L’artista Marco Pelizzola ha preso spunto da una favola scritta dalla sua bambina di 9 anni e l’ha trasformata in realtà in collaborazione con studenti delle Accademie di Belle Arti di Milano e Torino. Una sequenza di sculture in mosaico ceramico sono integrate alla natura: una lucertola lunga 33,5 metri, una gabbia ottogonale altra 9,50 m e larga 5 m, una foglia alta 5,6 m e lunga 11,5 m e tante altre riproduzioni di effetto scenografico notevole.

LA BISANA Tra i territori comunali di Galliera e Pieve di Cento si estende un’area di riequilibrio ecologico di grande interesse ambientale: il bosco golenale della Bisana, esempio di foresta umido-ripariale di pianura, un tempo diffusa in tutta la bassa padana. La Bisana è un’area golenale, creata dall’accumulo di detriti trasportati dal fiume Reno, di fronte al Bosco della Panfilia. La zona è stata riconosciuta dalla Regione come Area di Riequilibrio Ecologico, che è una forma di protezione del territorio, estesa per una superficie di 65 ettari. In questa posizione il Reno cambia il suo percorso verso nord e prende a scorrere verso il mare Adriatico ad est. Gli uccelli rappresentano la fauna principale del bosco sia per le specie presenti tutto l’anno come il picchio, sia per quelle di passaggio. Tra i mammiferi più importanti si segnalano il riccio, il ghiro, la talpa, la volpe e, nei canali adiacenti, numerosi esemplari di nutrie. L’area è visitabile liberamente in ogni stagione dell’anno, preferibilmente nei mesi primaverili e autunnali. È preferibile munirsi di equipaggiamento adeguato, oltre che di un buon binocolo. All’interno sono attrezzati sentieri percorribili a piedi e in bicicletta. Dall’autunno 2011 sono state realizzate anche nuove aree di sosta con panchine, tavoli e cestini. Inserita tra i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) per la conservazione degli habitat naturali e degli uccelli selvatici, l’Area di riequilibrio ecologico “La Bisana” insieme con il Bosco Panfilia - che si trova nel territorio di Sant’Agostino nel ferrarese,  è il più rilevante esempio di foresta planiziale regionale. Per visitare il Bosco della Panfilia occorre attraversare il fiume che separa il territorio provinciale di Bologna da quello di Ferrara, sul ponte vicino all’impianto idraulico del Cavo Napoleonico.

ORATORIO SANTA LIBERATA Sorge a Cento circa a 1 km dalla Rocca. Le prime notizie sono del 1578 (in occasione della visita del cardinale Gabriele Paleotti) nelle quali si deduce che appartiene alla famiglia Ariosto. Nel 1587 i confratelli di San Bartolomeo si recarono nell’oratorio per la traslazione della reliquia di San Zenone. Nel XVIII secolo passa dalla proprietà di diverse famiglie (Bregoli, Rossi, Serra Zanetti) fino al 1919 in cui gli attuali proprietari Conti Chiarelli la acquistarono. L’oratorio si presenta nell’aspetto conferitogli nel 1760, data in cui il complesso venne modificato. La semplice facciata ha un solo ingresso che accede ad un’aula con 4 colonne libere: da notare gli affreschi settecenteschi incorniciati da stucchi. Nel presbiterio si trovano due ovati ad affresco raffigurano Santa Liberata e San Rocco che venerano un’immagine della madonna col bambino (XVI sec.)

ORATORIO DELLA CROCETTA Fu edificato probabilmente alla fine del Trecento nel punto dove si incrociavano due strade, da qui le origini del nome: infatti sembra che l’oratorio sia sorto sul tracciato viario percorso da tempo durante i pellegrinaggi. All’interno si trovano decorazioni del XV secolo oltre all’immagine della Madonna a cui è dedicato l’oratorio; invece negli affreschi sono raffigurati santi legati al tema del pellegrinaggio e della peste (si suppone che l’oratorio anticamente potesse essere utilizzato come cappella di un lazzaretto).

VILLA DELLA GIOVANNINA Noto anche come Castello della Giovannina, si tratta di un’imponente palazzo signorile costruito da Ercole Aldrovandi (1526-1593) verso il 1565. Questa signorile abitazione fu affrescata in alcune stanze dal Guercino. Il nome richiama Giovanni II Bentivoglio, signore di Bologna che, a ricompensa di importanti interventi di bonifica, ricevette nel 1488 vaste terre in questa zona, chiamate poi “della Giovannina”, dove fu costruita poi la residenza Aldrovandi. Attualmente la Villa è di proprietà privata e viene aperta in occasione di ricevimenti e meeting. A lato della villa sorge isolato l’ Oratorio di S. Donnino eretto sul finire del Cinquecento  e riedificato tra il XIX e il XX secolo.

ORATORIO DELL’ARIOSTO L’oratorio dell’Ariosto è situato in via Reno Vecchio, argine traversante. Risale al XIV secolo. Dedicato alla Madonna del Carmine, ne conserva una statuetta lignea del ‘700; venne costruito in riva al Reno, probabilmente per accogliere un nucleo abitativo nel punto più alto di Cento. Tale struttura risulta poco documentata. Si tramanda che nel 1300 alcuni frati di una confraternita non indicata, avessero iniziato a costruire un convento, ma poiché non avevano fondi a sufficienza, i lavori si arrestano ad una piccola chiesetta.

ORATORIO SI S. PRATO FIORITO L’Oratorio di Santo Prato Fiorito, chiamato anche Oratorio di San Pancrazio in via Prato Fiorito, risalente al XV secolo presenta una struttura ampia, adornata di affreschi. Fu dedicato in particolar modo a San Sebastiano martire e a San Rocco. A causa dei moti sismici che lo hanno colpito il 20-29 maggio 2012, l’oratorio ha subito diversi danni, ed è quindi in ristrutturazione.


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