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COTIGNOLA

COTIGNOLA

Cotignola coi suoi 7.496 abitanti, è situata nel verde entroterra ravennate, lungo le sponde del fiume Senio, a pochi chilometri dal mare Adriatico.
Un tempo patria e feudo di capitani di ventura, distrutta completamente durante i bombardamenti della Linea del Senio nella seconda guerra mondiale, la località è oggi una cittadina vivace e moderna che conserva ancora tuttavia memorie degli antichi fasti.

Il Lago dei Gelsi Lago dei Gelsi, all’anagrafe "Lago della fornace", è un bacino artificiale formatosi a seguito della dismissione di una cava di estrazione di argilla per la produzione di laterizi. Lo specchio d'acqua, alimentato dalla falda freatica, copre una superficie di circa quattro ettari e presenta una profondità massima di quattordici metri. La cava è rimasta in attività fino al 1991. Successivamente l'area sulla quale insiste il lago, della superficie complessiva di 4,28 ettari, è stata ceduta al Comune di Cotignola. Dall'epoca in cui è cessata l'attività estrattiva, nel lago e nell'area di pertinenza, si è avviato un processo spontaneo di rinaturalizzazione che genera macro e microambienti di particolare pregio ambientale, habitat favorevoli alla vita e alla riproduzione di varie specie animali.
I pioppi cresciuti spontaneamente e piantati sulle scarpate durante il periodo di attività estrattiva, una volta sommersi dall'acqua non più prelevata, hanno interrotto il proprio ciclo vitale. Le piante morte, mai rimosse, una volta avviata la fase di naturale decomposizione, hanno creato un interessante biotopo sommerso favorevole alla ittiofauna. 
I tronchi sommersi sono inoltre diventati posatoi per uccelli, mentre nelle cavità dei tronchi morti che restano in piedi, nidificano regolarmente più specie di uccelli tra i quali il picchio rosso (Dendrocopus major ), il picchio verde (Picus viridis ), l'upupa (Upupa epops ) e lo storno (Sturnus vulgaris ).
Nel tempo sono state effettuate immissioni non autorizzate di specie alloctone, quali la testuggine americana dalle guance rosse (Trachemys scripta ssp. elegans ), la testuggine americana dalle guance gialle (Trachemys scripta ssp. scripta ) e il persico trota (Micropterus salmoides ) che, trovando un ambiente favorevole, si sono riprodotte fino ad entrare in competizione con le specie autoctone presenti.
Per quanto riguarda la flora perimetrale , tra le specie arboree troviamo il pioppo bianco (Populus alba ), il pioppo nero (Populus nigra ), il salice bianco (Salix alba ), il carpino nero (Ostrya carpinifolia ), il frassino comune (Fraxinus ornus ), le roverelle (Quercus pubescens ), l’acero campestre (Acer campestre ), e ovviamente numerosi esemplari di gelso nero (Morus nigra ), la cui presenza ha dato il nome al lago. Le zone arbustive sono prevalentemente composte da sanguinella (Cornus sanguinea ), prugnolo selvatico (Prunus spinosa ), biancospino (Crataegus monogyna ). 
Dal 2011 il bacino fa parte dell'Area di Riequilibrio Ecologico "Lago della Fornace, Canale del Molino e Fiume Senio" di nuova istituzione da parte della Provincia di Ravenna.

Museo Civico Luigi Varoli Il Museo Civico Luigi Varoli è un museo dislocato in più sedi comprese tra Palazzo Sforza, Casa Varoli e Casa Magnani. La tipologia delle collezioni, nata e costruitasi intorno alla donazione Varoli, che costituisce il cuore pulsante delle raccolte, abbraccia anche una sezione archeologica e la casa di Arialdo Magnani, un artista che fu allievo del maestro cotignolese.
L'eterogeneità delle collezioni risponde e corrisponde allo sguardo curioso ed inquieto che ha caratterizzato e attraversato la vita e le opere di Luigi Varoli, pittore, scultore (terracotta, cartapesta e ferro), musicista, maestro d'arte (e di vita) per adulti e bambini, in qualche modo archeologo e conservatore, raccoglitore di piccole mirabilia, uomo "giusto". 
Nella prima sede il percorso si costruisce e dipana intorno alle opere del maestro, i bellissimi mascheroni in cartapesta raffiguranti personaggi cotignolesi catturati in un periodo di grande povertà e umanità che è quello dell''immediato dopoguerra, la ritrattistica, sia pittorica che scultorea (terracotta, legno), gli autoritratti, i nudini e altri piccoli quadri intimi e privati, con pennellata infuocata, bruciante ed espressionista, dipinti estremamente vivaci e felici nel gesto impetuoso, materico e quasi stenografico, e poi alcuni quadri di maggiori dimensioni e molto noti come il "Ritratto della pittrice (Olga Settembrini) " e "'Uomo con vesciche". La Casa Varoli è un vero e proprio scrigno che riporta alle atmosfere della casa d'artista, quasi una wunderkammer, tra teschi e crani di animali, burattini, marionette, gessi, strumenti musicali, maschere, fotografie del primo novecento, ex voto, crocifissi lignei, mobili antichi e una piccola ma preziosa biblioteca in cui spiccano due libri originali di Depero, tra cui il Dinamo Azari (quello "rilegato" con i bulloni). Un luogo affascinante, intrigante ed un po' misterioso, che si estende nel grazioso giardino ricco di reperti, con un interessante, bizzarro ed insolito muro di cinta, ricco di sorprese incastonate tra i mattoni.
La visita alla casa dell'artista permette quindi di completare il percorso avviato al Museo e di ben comprendere le differenti tensioni e contraddizioni che animavano l'impegno, la poetica e la vita del maestro, per certi versi scontroso, isolato e radicato ai suoi luoghi d'origine e appartenenza, eppur capace di mantenere contatti con autori internazionali come il già citato Depero, Moreni e con una schiera molto ampia di artisti che nella sua scuola si sono formati e incontrati animando un vero e proprio cenacolo. Una vocazione pedagogica, una generosità ed energia che ne hanno fatto un punto di riferimento per molti: ora artista, ora maestro, talvolta padre.
Per visitare la sezione archeologica si deve invece tornare al primo piano di Palazzo Sforza (qui una madonna lignea) e nel suo giardino con l'importante e ben conservata stele romana di Caio Vario.
L'ultima sede del museo è la casa di Magnani, pittore, poeta e ceramista, l'allievo più naif, e sognante di Luigi Varoli. Qui un piccolo mondo intatto, un teatro incantato, candido, felice, con lieve malinconia che veste e ammanta le piccole cose.

APPUNTAMENTI

Ogni anno, nella terza settimana di Quaresima, si svolge la Sagra della Segavecchia. Sfilano carri allegorici, bande musicali e maschere; la festa culmina con il grande rogo della strega. A fine maggio ha luogo il Palio di Alberico da Barbiano con sfilata in costumi d'epoca, tamburini, sbandieratori e Tiro alla fune tra i quattro rioni della cittadina. Nel mese di luglio sei giorni di imperdibili appuntamenti tra narrazioni, musica e arte "Nell'Arena delle balle di paglia" al chiaro di luna in aperta campagna vicino al fiume Senio.





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