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CASOLA VALSENIO

CASOLA VALSENIO
Si arriva a Casola Valsenio risalendo la Valle del Senio, tra dolci colline lavorate in ordinati filari di viti.
Prima dell’ingresso nel paese si trova il Cardello, un singolare edificio dove lo scrittore Alfredo Oriani trascorse quasi tutta la vita. In origine l'edificio era la foresteria dell'Abbazia di Valsenio (X secolo circa), esso ne conserva solo in parte l'originale carattere, essendo stato ampiamente rimaneggiato nel 1926.
Oggi Casola è assai conosciuta per il Giardino delle erbe officinali, nato nel 1938 ad opera del Prof. Augusto Rinaldi Ceroni, il primo in Italia e tra i più importanti d’Europa per rilievo scientifico.
Ottima la sua enogastronomia, segnalata anche dalla strada del Sangiovese e dei sapori delle colline di Faenza.
 

Il Giardino delle Erbe "Augusto Rinaldi Ceroni"

Il Giardino delle erbe, inaugurato nel 1975 ed oggi intitolato al suo fondatore Augusto Rinaldi Ceroni, è nato con l'obiettivo di conservare e coltivare piante di interesse officinale ed aromatico. Di proprietà della Regione Emilia Romagna, dal 2000 è gestito dal Comune di Casola Valsenio con affidamento alla Cooperativa Montana Valle del Senio. Il Giardino, inserito nel circuito Museale della provincia di Ravenna, annovera circa 450 specie di piante officinali utilizzate in cucina, nella medicina, nella cosmesi fin dal basso medioevo, quando venivano lavorate nelle officine dei conventi.

Il complesso costituisce un centro di conoscenza e valorizzazione riguardo alla coltivazione ed all'uso delle piante officinali, grazie ad attività e finalità che spaziano dalla ricerca alla divulgazione e dalla sperimentazione alla didattica, coninvolgendo sia esperti che visitatori di ogni età.

La rocca di Monte Battaglia

Se c'è un luogo il cui toponimo è legato al suo destino, questo è Monte Battaglia. Un'altura di 715 m. slm posta in territorio di Casola Valsenio, lungo lo spartiacque tra le valli del Senio e del Santerno, che conserva i resti di una rocca medievale.
Per tutto il basso Medioevo Monte Battaglia è stato teatro di lotte e combattimenti per il controllo del territorio compreso tra Imola, Faenza ed il crinale dell'Appennino tosco romagnolo. Nel corso della seconda guerra mondiale, dopo alcuni secoli di decadenza, l'altura recuperò il suo ruolo di punto nodale militare; tanto da essere considerata dagli strateghi militari una vera e propria "porta di accesso" alla pianura padana. Per questo, sull'altura, fuori e dentro la rocca, tra il 26 settembre e l'11 ottobre 1944 venne combattuta una delle più cruenti battaglie della campagna d'Italia. Prima i partigiani italiani della 36ª Brigata Garibaldi e i fanti americani dell'88ª Divisione Blue Devils e quindi la I Brigata Guardie del Regno Unito affrontarono i granatieri di alcune divisioni di fanteria germanica. In mezzo a nebbia e fango e sotto una pioggia incessante di granate si accesero furiosi corpo a corpo che provocarono alcune migliaia di perdite, tra morti, dispersi e feriti. Fu tale la furia della battaglia ed il numero dei caduti che i corrispondenti di guerra alleati definirono Monte Battaglia come Little Cassino.
Da allora Monte Battaglia divenne per la popolazione romagnola luogo di ricordo e commemorazione dei caduti partigiani ed alleati. Tra il 1985 e il 1988 i resti della rocca furono sottoposti ad imponenti lavori di recupero e di restauro, preceduti da scavi archeologici, tra i primi effettuati in un sito medievale. E' stato così possibile riportare alla luce il tracciato delle mura, consolidare e "ricucire" il maschio, restituendogli la sua immagine di imponente torre di difesa e di vedetta.
Nell'occasione, a ricordo dei combattimenti dell'autunno 1944 è stato collocato ai piedi della torre un monumento dedicato alla Liberazione e alla Pace. E' un'opera in bronzo dello scultore Aldo Rontini che raffigura Davide vittorioso sul gigante Golia, immagine simbolica della vittoria degli ideali di libertà sulla forza bruta. I due contendenti sono rappresentati a combattimento oramai concluso, come un campo di battaglia, così che il monumento costituisce un forte richiamo alla pace che deve seguire ogni combattimento, insieme alla repulsione per la guerra ed al lievitare di un senso di umana pietà verso i caduti.
Sentimenti rafforzati dalla presenza di lapidi e targhe a ricordo dei caduti, via via collocate dai reduci dei corpi militari che combatterono su quest'altura. Compresi i reduci tedeschi, così che Monte Battaglia è diventato uno dei pochi luoghi in Italia dove l'area monumentale ricorda i caduti di tutte le parti, simbolo e luogo di pace e di riconciliazione al quale guardano tutte le nazioni che si fronteggiarono in Italia nel corso della seconda guerra mondiale. Ciò a testimonianza di come il Comune di Casola Valsenio abbia saputo tutelare e valorizzare il suo patrimonio storico e monumentale coltivando nei 60 anni che ci separano dalla seconda guerra mondiale sentimenti di pace e di fratellanza universale senza interruzioni ed incertezze.
Le presenze di turisti e visitatori italiani e stranieri a Monte Battaglia aumentano ogni anno grazie anche ad altre attrattive che arricchiscono e caratterizzano quest'altura. Ad iniziare dagli aspetti naturalistici. Lungo le strade di accesso a Monte Battaglia è possibile osservare le specie vegetali più caratteristiche dei boschi dell'Appennino ed anche le specie animali che lo abitano. Di notevole interesse sono i gruppi di piante, cosiddette dei frutti dimenticati, (azzeruoli, prugnoli, cornioli, sorbi, nespoli, avellani, cotogni) collocate in piccole oasi poste lungo la strada tra il Passo del Corso e Monte Battaglia. Curioso ed interessante è anche il volo nuziale che le formiche compiono ogni anno nella seconda metà di settembre, formando grandi nuvole che fluttuando risalgono le pendici del monte fino alla sommità della torre dove avviene l'accoppiamento seguito dalla morte dei maschi.
Dalla fine degli anni '80 si svolge nella prima domenica di settembre - per iniziativa dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - una cerimonia commemorativa degli avvenimenti bellici dell'autunno 1944, accompagnata da raduni di ex combattenti ed iniziative di tipo folkloristico e sportivo. La stessa Anpi organizza per la sera del 10 agosto - San Lorenzo - un incontro che vede radunarsi a Monte Battaglia un folto pubblico richiamato dalla suggestione della caduta delle stelle e dalla possibilità di poter meglio conoscere la volta del cielo grazie all'altitudine e alla purezza dell'aria. Inoltre all'inizio di agosto, il Comune di Casola Valsenio vi organizza il concerto "Note del tempo" per ricordare e celebrare Monte Battaglia quale sito medievale ed importante quota militare della seconda guerra mondiale con l'esecuzione di brani medievali e di autori delle quattro nazioni che qui si fronteggiarono.
L'altura è anche un ottimo punto d'osservazione che permette di allargare lo sguardo ad uno straordinario e variegato paesaggio che si stende dal crinale degli Appennini fino alla pianura romagnola e, nei giorni di "vela chiara", fino al mare e ai monti del Veneto.
Monte Battaglia è, per tutto questo, uno dei luoghi più conosciuti, frequentati e suggestivi dell'Appennino tosco romagnolo. E' soprattutto un luogo della storia e della memoria che invita il visitatore a sostare per guardarsi attorno e riflettere sulle vicende dell'umanità.

Casa museo il Cardello

"Il Cardello" si trova sulle colline di Casola Valsenio ed è l'edificio in cui lo scrittore Alfredo Oriani (1852 - 1909) trascorse gran parte della sua vita e scrisse tutte le opere. Non è nota l'epoca in cui fu costruito. Si sa solo che è stato la foresteria dell'Abbazia benedettina di Valsenio, la cui esistenza è documentata a partire dal 1126. Il Cardello è menzionato per la prima volta in un documento del 1419. Dopo alterne vicende fu acquistato nel 1855 da Luigi Oriani, padre di Alfredo.
La famiglia Oriani vi si trasferì stabilmente nel 1866 e ne fu proprietaria fino al 1978, quando Luigia Pifferi Oriani, vedova di Ugo, unico figlio di Alfredo, con testamento pubblico lo ha lasciato in eredità all'Ente "Casa di Oriani" unitamente ai terreni circostanti.
L'attuale assetto dell'edificio risale al restauro del 1926, che si ispirò al gusto neo-romanico in voga nei primi anni del regime fascista e non curò la salvaguardia dell'architettura originaria. L'interno del 'Cardello' costituisce invece un raro e splendido esempio di abitazione signorile romagnola dell'Otto-Novecento e sotto questo aspetto può essere considerato un vero e proprio museo. E' doveroso segnalare due piccoli locali che il restauro del 1926 ha integralmente rispettati, la camera da letto di Oriani, col letto in cui morì il 18 ottobre 1909, e lo studio con i circa 600 libri della sua biblioteca privata. Nelle adiacenze dell'edificio fu costruita negli anni 1923-1924, su disegno dell'architetto Arata, la vasta area monumentale che ospita il sepolcro di Alfredo Oriani. Al 1934 risalgono invece gli stemmi che ornano il mausoleo, omaggio delle città italiane alla memoria dello scrittore. Nell'ipogeo antistante riposano i resti del padre di Oriani, Luigi, del figlio Ugo e della nuora Luigia Pifferi Oriani.
Attorno al Cardello si estende un vastissimo e lussureggiante parco, ricco di quasi trentamila piante, dichiarato dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali 'zona di notevole interesse pubblico' (D.M. 16 giugno 1975).

Parco della vena del Gesso romagnola

Le vallate del Santerno, Senio, Sintria e Lamone che solcano gli Appennini nella parte occidentale della Romagna, sono intersecate, ad una decina di chilometri dalla linea di congiunzione con la pianura, dalla Vena del Gesso Romagnola. È una dorsale di solfato di calcio, variamente cristallizzato e stratificato in imponenti bancate, che affiora per una lunghezza di una ventina di chilometri e con una larghezza che non supera mai il chilometro, attraversando i territori dei comuni di Casalfiumanese, Borgo Tossignano e Fontanelice in provincia di Bologna e Casola Valsenio, Riolo Terme e Brisighella in provincia di Ravenna. La formazione gessosa-solfifera, per la sua imponenza e composizione, per la straordinaria varietà della sua morfologia e la tipicità della flora e della fauna, ha inciso nella costruzione del paesaggio che si stende tutt’attorno, influenzando favorevolmente il microclima delle quattro vallate, lasciando anche il segno nella storia e nella vita degli uomini. È una ricchezza naturale e storica che sorprende ed affascina l’escursionista che a piedi percorre i sentieri del Parco. Cominciando da quelli che intersecano i contrafforti da dove si può cogliere il verde e l’ombrosità del versante nord o la luminosa aridità delle banticate del versante sud che, riflettendo il chiarore lunare, erano dette “pietra di luna”. Continuando con i sentieri che si snodano nella dorsale e che dopo ogni svolta o dosso offrono suggestivi scorci della cristallizzazione del gesso; inghiottitoi e risorgenti e spelonche con i segni di antiche presenze umane e profonde grotte ed anche rarità botaniche o la rapida fuga di un selvatico. Senza dimenticare le tracce lasciate dal lavoro e dalla vita degli uomini: abitazioni, resti di insediamenti religiosi e militari o antiche cave di gesso. Ma l’escursione più emozionante è lungo il filo del crinale: un percorso che riempie gli occhi ed emoziona l’animo con la straordinaria ricchezza della Vena e il paesaggio che si apre verso monte e verso valle. Da una parte i crinali verdi-azzurrini si susseguono sfumando sulla linea dell’orizzonte; dall’altra, oltre la fascia bassa delle ragnatele aride dei calanchi, si stende una pianura biancheggiante di case, paesi e città, bordata dalla linea del mare che da qui, per dirla con Tonino Guerra, appare come “una riga lunga e blu”.





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