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PIEVE DI CENTO

PIEVE DI CENTO

Pieve di Cento (7.010 abitanti) è situato nella pianura lungo il corso del fiume Reno, nel punto in cui lo divide con la provincia di Ferrara. Il comune fa parte dell’Unione Reno-Galliera e prende il nome dell’abitato intorno all’antica Pieve, unito in passato alla vicina città di Cento, nel periodo che perse potere l’autorità vescovile di Bologna e in seguito separate dalla catastrofica rotta del Reno nel 1459, che modificò il corso del fiume da ovest ad est di Cento. Agli inzi del Cinquecento, il centopievese entrò nell’orbita ferrarese, portato in dote da Lucrezia Borgia al Duca d’Este. Il territorio  ha mantenuto comunque una sua identità autonoma, storicamente legata a Bologna, di cui tornò a essere provincia nel 1929. Pieve di Cento, nota un tempo come “piccola Bologna” per i suoi lunghi portici, ha mantenuto  l’impianto urbanistico del Castrum romano, con l’aggiunta della pieve ( IX sec.), poi della città medievale e quindi rinascimentale e barocca. Un’interessante itinerario artistico, legato alla figura del Guercino, consente di visitare i luoghi e le sue opere sparse tra Pieve e Cento, separate solo dal Reno e da un sano campanilismo.

LA ROCCA Sorta in seguito agli impegni intercorsi  tra il Comune di Bologna e i pievesi dopo il 1380, la Rocca di Pieve di Cento fu costruita tra il 1382 e il 1387 su progetto di mastro Antonio di Vincenzo,  uno degli architetti della Basilica di San Petronio a Bologna. Fino agli inizi del ‘500 fu una poderosa ed efficiente fortezza, ma in seguito, anche a causa del’evoluzione delle armi da fuoco e delle fortificazioni, subì un irreparabile declino che la ridusse ad essere poco più di un imponente rudere. In seguito a un’importante campagna di restauro, nel 1994, venne inaugurato, al suo interno, il Museo Civico contenente reperti storici del passato di Pieve, tappa storico-turistica visitata fino al sisma del 2012. Dopo l’opera di restauro, conclusa con il ripristino del carattere medioevale e il riuso dei locali interni, la Rocca ospita il nuovo Museo della Storia di Pieve.

LE QUATTRO PORTE Agli albori del XIII secolo, Pieve di Cento fu circondata da un fossato e da un terrapieno fortificato con palizzata, con quattro porte in legno ad uso di torri armate. Il fossato e il terrapieno furono smantellati alla fine del secolo scorso, mentre le porte, modificate nel corso del tempo, sorvegliano ancora oggi gli ingressi alla città. Porta Cento è situata nel lato ovest e fu la prima ad essere costruita in muratura (1337) a sostituire la precedente struttura lignea. A causa di un incendio, fu ricostruita nel Settecento nella sua forma attuale, successivamente ristrutturata per i recenti eventi sismici. Porta Asia trae origine dalla vicina borgata di Asilia ed è la più popolare delle quattro, visibile sul versante est. Ricostruita in muratura nel 1342,  è composta da due sezioni: un avancorpo con ponte levatoio munito di portella pedonale e un retrocorpo di difesa: un piccolo castelletto fortificato armigero, arricchito da merlature, oggi decadute, che ne accentuavano l’aspetto battagliero. Oggi è sede del Centro di documentazione sulla lavorazione della canapa, attività di rilievo nell’economia locale fino al secolo scorso. Porta Bologna accoglie i visitatori nella parte a sud, in direzione del capoluogo. Fu ricostruita in mattoni verso la fine del Trecento, in linea insieme alle altre porte con i criteri difensivi di costruzione alla Rocca, restituendo al borgo pievese l’immagine di un castello fortificato. Trasformata alla fine del ‘700 in abitazione, ha subito vari interventi di restauro, sia nel 2004 che dopo il sisma del 2012, riaprendo nell’autunno 2015 come nuova sede dell’archivio storico fotografico della città. Porta Ferrara è situata nella zona nord alla fine di Via G.B. Melloni (storico ed ecclesiastico pievese vissuto nel ‘700). Innalzata nel 1342, fa sfoggio di eleganti merli bentivoglieschi. Assieme al contiguo ex-macello, è oggi sede della Scuola di Liuteria e della Scuola di Artigianato Artistico pievese.

LA COLLEGIATA DI S.MARIA MAGGIORE La Collegiata di Santa Maria Maggiore è la chiesa più antica di Pieve di Cento e di tutto il territorio centopievese. Citata in un documento del 1207 come Pieve di Santa Maria Maggiore, fu sede dell’unico fonte battesimale del territorio fino al 1378. La Collegiata è una chiesa di una certa importanza, che non è sede vescovile, ma nella quale è istituito un Collegio Capitolo di canonici (assemblea di presbiteri o di religiosi dotati di personalità giuridica e di autonomia normativa).La chiesa fu ricostruita in forme barocche tra il 1702 e il 1710 su progetto dei fratelli Campiotti di Modena. L’abside, invece, è ancora quello della chiesa preesistente e risale alla seconda metà del XIV secolo. L’interno, in stile barocco, è a navata unica, con altari laterali. Fino al sisma del maggio 2012 ha contenuto i migliori capolavori dipinti della scuola bolognese , oggi conservati al Magi 900: dalla celebratissima Pala dell’Assunta (1600) di Guido Reni a un’Annunciazione (1646) del Guercino, oltre a tele degli illustri Scarsellino, Passerotti, Gennari, Gessi e Lavinia Fontana più il meraviglioso crocifisso ligneo del Trecento, venerato come miracoloso. Ogni venti anni il Crocifisso viene portato in processione, in coincidenza con la divisione dei terreni della Partecipanza Agraria. Il campanile, alto 48 metri, è stato riedificato in forme tardo romaniche nel 1487 sul troncone del campanile precedente; nel 1809 furono incorporate le campane, facendo riaffiorare l’antica tradizione campanaria. L’intero edificio è stato restaurato nel 1990.

CHIESA E ORATORIO SS. TRINITA’ La Chiesa della Santissima Trinità con l’annesso Oratorio è considerata uno dei capolavori d’arte del territorio bolognese. Restaurato agli inizi del Novecento, il piccolo complesso fu costruito tra il Cinquecento e il Seicento ad opera di una confraternita laica per l’assistenza dei pellegrini, qui stabilitasi alla metà del ‘500. Alle pareti dell’Oratorio campeggia uno straordinario ciclo di affreschi di Lionello Spada e  Francesco Brizio, dipinti tra il 1612 e il 1615. Gli autori avevano lavorato agli inizi del Seicento con Ludovico Carracci e Guido Reni: qui illustrano alcune scene dall’Antico Testamento tratte dal Libro della Genesi: la Creazione di Adamo, la Torre di Babele, i Tre Angeli in visita ad Abramo, la Distruzione di Sodoma con Lot e le figlie, la Scala di Giacobbe e la Lotta di Giacobbe e l’Angelo; l’unica scena presa dal Nuovo Testamento è il Battesimo di Cristo. Contemporaneo alle stesse opere e di grande valore artistico anche il coro ligneo, pregevolmente intarsiato ed intagliato.

M.A.G.I. 900 MUSEO DELLE ECCELLENZE ARTISTICHE Nato dalla passione del collezionista Giulio Bargellini, il Museo d’arte delle generazioni italiane del ‘900 è ospitato in un vecchio silos ristrutturato su progetto dell’architetto Giuseppe Davanzo. Espone una raccolta di arte italiana del Novecento, con sale dedicate ai “maestri storici” (Modigliani, De Chirico, Depero) e alle successive generazioni dei protagonisti dell’ultimo secolo, dal primo decennio agli anni Trenta.  Il museo è circondato dal Giardino della scultura, con opere plastiche di grandi dimensioni e diversi materiali e linguaggi, tra cui il noto Uomo della pace. Oltre alla collezione permanente, il museo ospita rilevanti mostre temporanee.

MUSEO DELLE STORIE DI PIEVE Il Museo delle Storie di Pieve è dislocato su due sedi, l’antica Rocca che ospita il vero e proprio Museo, con reperti e ricchi contenuti multimediali, e la vicina Porta Bologna.   Le otto sale del Museo ospitano il racconto dei mille anni di storia di Pieve di Cento, dalla sua fondazione ai cambiamenti del territorio, fino a quelli dell’urbanistica e della società in tutti i suoi aspetti: il lavoro (agricoltura, artigianato, industria) e il tempo libero (tradizioni, cultura, attività associative). La seconda sede del Museo, Porta Bologna, è una delle quattro porte erette a guardia del centro storico nel XIV secolo, divenuta anch’essa abitazione e in seguito recuperata secondo l’originale aspetto. Porta Bologna è ora sede dell’Archivio Fotografico Digitale “G. Melloni”, nel quale trovano posto oltre 2000 immagini che hanno fatto la storia di questa terra e dei suoi abitanti. 

PINACOTECA CIVICA Riaperta con un nuovo allestimento dopo il sisma del 2012, la Pinacoteca civica torna a mostrare i suoi tesori. Protagonista è il Guercino, stavolta attraverso i suoi allievi: a cominciare dal pievese Benedetto Zallone e dalla sua “Apparizione della Madonna con bambino a San Pietro, San  Francesco d’Assisi e Sant’Orsola”. Le scosse del sisma nella notte tra il 19 e il 20 maggio 2012, pur danneggiando la struttura, non hanno scalfito l’immenso patrimonio della Pinacoteca di Pieve che conta circa 200 opere in esposizione e oltre 700 nel caveau. Il palazzo settecentesco del vecchio ospedale di Pieve di Cento ospita una sezione d’arte antica con opere di scuola bolognese e ferrarese (XVI-XVIII secolo) e una ricca collezione di tele settecentesche, di piccolo e medio formato, dette “dipinti da camera”. Capolavoro del Museo è una Madonna lignea policroma del XIV secolo. Importante anche la raccolta di tele e sculture dal ‘500 al ‘700 di ambito bolognese e ferrarese. In mostra anche la collezione di foto di Gian Luigi Saraceni che doveva essere inaugurata proprio il giorno del terremoto e che nessuno ha praticamente mai visto. Fra gli artisti contemporanei saranno esposti anche lavori di Norma Mascellani, Severo Pozzati, Antonio Alberghini e Alberto Martini.


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