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BOLOGNA

BOLOGNA

“Bologna e’ una vecchia signora coi fianchi un po’ molli col seno sul piano padano ed il culo sui colli...” (F. Guccini)

Capoluogo dell’omonima città metropolitana e della regione Emilia-Romagna, e’ il settimo comune piu’ popolato d’Italia coi suoi 389.000 abitanti. Posta sulla storica via Emilia di epoca romana, conserva l’antico fascino del centro storico medievale, tra i piu’ grandi e meglio conservati d’Europa, animato da un fermento culturale,sociale e artistico arricchito dalle migliaia di studenti fuorisede. Bologna “la Grassa”, per le sue eccellenze gastronomiche, “la Dotta” per l’Universita’ piu’ antica del mondo occidentale (1088) e “la Rossa”, per il colore riflesso dei mattoni delle sue mura oltre che per esser stata uno storico baluardo politico della sinistra italiana. Nel 2000 e’ stata eletta Capitale europea della cultura, mentre nel 2006 e’ stata nominata dall’Unesco “Città Creativa della Musica”. A metà tra le macro-dimensioni della metropoli e i limiti della piccola città di provincia, Bologna è sempre stata l’ideale “via di mezzo”, luogo a misura d’uomo dove si privilegia la qualità della vita, in cui tutto è a portata di mano, in un’ ipotetico tour dalle diverse tematiche in grado di toccare i “punti vitali” della storia cittadina.

 PIAZZA MAGGIORE E’ la Piazza per antonomasia, luogo di ritrovo e cuore pulsante della città. L’origine e la sua apertura risalgono tra il 1200 e il 1203, quando il comune riuni’ in un’unica area i palazzi medievali dei potere burocratici e religiosi. Tra le piu’ grandi (115 x 60 metri)e antiche piazze d’Italia dalla caduta dell’Impero Romano, nella Platea communis si radunava il popolo per assistere alla proclamazione delle leggi, per le sentenze capitali, per le feste pubbliche e popolari (memorabile la festa della porchetta nel giorno di S. Bartolomeo) e come sede del mercato cittadino, tenuto fino alla seconda metà dell’800. Dopo varie trasformazioni, la piazza ha assunto le sembianze attuali dal XV secolo. Nel 1934 e’ stata edificata una base rettangolare di granito rosa alta 15 cm nota come il “crescentone”, teatro della festa di liberazione cittadina del 21 aprile 1945, sul cui bordo danneggiato (lato Pavaglione) e’ ancora impressa la traccia dei carri armati americani. Si affaccia sulla piazza l’attuale palazzo del Podestà, in origine Palazzo Vecchio (1201-1203), prima sede del governo cittadino, sulla quale svetta la torre quadrangolare in cotto dell’Arengo ad opera di Alberto di S.Pietro (1259 ). L’enorme campana (detta il “campanazzo”)del peso di 5 tonnellate risuonava chiamando a raccolta la popolazione in occasione di pericolo o eventi speciali. Pregevole il grande salone del Podestà, ex archivio e aula di giustizia, poi divenuto teatro pubblico, impreziosito dal ciclo di affreschi sui Fasti della Città di Bologna del De Carolis (1911-1928). Sotto il voltone del Podesta’, sui cui pilastri si elevano le statue dei 4 protettori di Bologna (S.Petronio, S.Francesco, S.Domenico e S. Procolo) avvenivano le impiccagioni pubbliche. Oggi i 4 archi sono molto noti per la trasmissione delle onde sonore, per la quale è possibile sussurrare e ascoltarsi a distanza, rivolgendosi verso i quattro angoli perpendicolari. Per ampliare gli spazi comunali, venne edificato Palazzo Nuovo, noto come Palazzo Re Enzo (1245), figlio dell’Imperatore Federico II di Svevia, catturato nella battaglia di Fossalta (1249) e quivi imprigionato per ben 23 anni fino alla morte. Di rilievo la Sala del Trecento (1386) ad opera dell’architetto Di Vincenzo, mentre al Rubbiani si deve il ripristino dell’aspetto gotico con il restauro delle originarie merlature, le arcate del pianterreno, la scala quattrocentesca e la riapertura delle finestre a trifora, che danno sulla piazza del Nettuno.

FONTANA DEL NETTUNO Punto di riferimento e di ritrovo per  i bolognesi che nutrono un sano affetto per il Nettuno, ribattezzato il Gigante. L’opera rinascimentale, nata per glorificare il pontificato di Papa Pio IV, fu realizzata tra il 1563 e il 1566. La base architettonica della fontana fu realizzata dal siciliano Tommaso Laureti che si avvalse della collaborazione dello scultore fiammingo Jean de Boulogne, detto il Giambologna che realizzo’ la scultura bronzea del Nettuno, nell’atto di placare le acque, simbolo del potere politico papale sulla citta’. Ai lati della vasca si trovano quattro iscrizioni in latino: Fori Ornamento (fatta per ornare la piazza), Aere Publico (fatta con denaro pubblico), Populi Commodo (ad uso del popolo) MDLXIIII ( anno dell’opera 1564 anche se ultimata due anni dopo) piu’ le iscrizioni dei committenti. Ai lati della vasca ricoperta con marmo rosa di Verona, scorrono le acque sgorganti dai seni di quattro nereidi (ninfe marine), appollaiate sui delfini e sovrastate da quattro putti ai piedi del Nettuno, simboleggianti i quattro fiumi (Gange, Nilo, Rio delle Amazzoni e Danubio) allora conosciuti. Piu’ volte restaurato, recintato per protezione, smontato e nascosto in tempi di guerra, al Nettuno e’ legato l’aneddoto sulle dimensioni sessuali grazie ad un effetto ottico riscontrabile sul pavimento da una precisa angolazione, nella cosiddetta pietra nera della “vergogna”.

PALAZZO D’ACCURSIO Il Palazzo Comunale o Pubblico è costituito da due diversi edifici accorpati in un’unica struttura quadrangolare: il Palazzo d’Accursio e il Palazzo del Legato. Il nucleo più antico è costituito dal Palazzo d’Accursio, dal nome del noto commentatore di diritto romano di cui il Comune acquistò la dimora a fine Duecento. I piani alti divennero nel 1336 residenza degli anziani consoli, i membri della più alta magistratura cittadina, mentre il loggiato fu adibito a deposito della biada (da cui anche il nome di Palazzo della Biada). L’attuale facciata gotica che dà su Piazza Maggiore e la torre dell’orologio sono opera dell’architetto Fieravante Fieravanti (1425-28). Con la caduta della signoria dei Bentivoglio e il consolidamento del potere di papa Giulio II vi si costruirono gli appartamenti del Legato Pontificio (da cui il nome di Palazzo del Legato), con il portale d’ingresso di Galeazzo Alessi (1550) e la statua di papa Gregorio XIII (1576). Lo scalone cordonato che permetteva l’ascesa a cavallo è attribuito al Bramante. All’interno si trovano, al primo piano, la sala d’Ercole e la Sala del Consiglio Comunale, e al secondo la Sala Farnese e la Cappella del Legato (o Farnese). Al terzo piano sono ospitate le Collezioni Comunali d’Arte (con opere dal sec. XIII al XIX) e il Museo ‘Giorgio Morandi’, temporaneamente trasferitoal Mambo.

 BASILICA DI S. PETRONIO  “Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna, e il colle sopra bianco di neve ride.  È l’ora soave che il sol morituro saluta e torri e ‘l tempio, divo Petronio, tuo; le torri i cui merli tant’ala di secolo lambe, e del solenne tempio la solitaria cima...”(G. Carducci)

La Basilica di S. Petronio, dedicata al santo patrono della città, e’ la chiesa principale di Bologna, sesta per ordine di grandezza in Europa e quarta in Italia dopo S. Pietro In Vaticano, il Duomo di Milano e il Duomo di Firenze. Nacque per volontà del Comune di Bologna, deciso ad affermare la propria autonomia politica e religiosa, con l’idea di costruire un monumento che superasse per dimensioni anche S. Pietro (disegno poi abbandonato a causa dei vertici ecclesiastici papali che si misero di traverso, poiche’ sarebbe stato uno sgarbo inaffrontabile). Il progetto originale, che prevedeva una costruzione  a forma di croce latina, fu affidato all’architetto Antonio Di Vincenzo, con la posa della prima pietra datata 7 giugno 1390. Proseguito tra gli altri, da Arduino degli Arriguzzi e Jacopo Barozzi detto il Vignola, si concluse nella sua edificazione nel 1663, con la facciata superiore in laterizio grezzo rimasta incompiuta. La facciata marmorea centrale, detta Porta Magna, e’ opera dello scultore Jacopo della Quercia, raffigurante Storie della Genesi e Scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, risalente al periodo 1425-1434, considerate il punto piu’ alto del suo ingegno artistico. I bassorilievi dell’architrave e dei pilastri laterali rappresentano storie bibliche e le vite dei profeti, realizzate tra il 1524 e il 1530 a piu’ mani, tra cui il Tribolo, il Lombardi (la Resurrezione) e Amico Aspertini ( la Deposizione). L’interno della basilica e’ in stile gotico, a tre navate, sorrette da dieci piloni polistili reggenti le volte ogivali: le arcate della navata maggiore sono a pianta quadrata, mentre nelle navate inferiori si svelano 22 cappelle. Nelle navate laterali sono esposte le riproduzioni delle quattro croci mistiche poste, secondo la leggenda, da S. Petronio ai varchi della prima cinta muraria di selenite a salvaguardia della città. Tra le cappelle piu’ famose, la prima di S. Giorgio, (dove venne incoronato imperatore Carlo V da Papa Clemente VII nel 1530) la seconda di S. Petronio contenente le reliquie del santo, la quarta dei Re Magi con gli affreschi di Giovanni da Modena del Giudizio Universale (con la raffigurazione di Maometto all’inferno) e l’ottava di San Rocco del Parmigianino, raffigurante la liberazione dalla peste. Ai lati dell’altare si trova l’organo a canne piu’ antico d’Italia, elaborato da Lorenzo di Giacomo da Prato (1471-1475), restaurato e tuttora funzionante. All’astronomo G. Cassini si deve invece la realizzazione della meridiana piu’ lunga del mondo, 67 metri di lunghezza che attraversano il pavimento nella navata sinistra dal 1657. Attraverso un foro di luce a 27m di altezza dal suolo, un raggio di sole penetra perfettamente sul lastricato di marmo scandendo i tempi e le stagioni, segnando il mezzogiorno solare con estrema precisione.

 ARCHIGINNASIO Nacque su espressa volontà di Papa Pio IV per riunificare in un unico luogo le scienze del Diritto e delle Arti e dare una sede stabile allo Stadium, l’Università, che vi rimase fino al 1803. L’opera fu commissionata ad Antonio Morandi, detto il Terribilia, e fu eretta tra il 1562 e il 1563. Si tratta di un porticato in cotto e arenaria di 139 metri, costituito da 30 arcate, e da un cortile quadrato a doppio loggiato, decorato da circa 6000 stemmi araldici, iscrizioni e dipinti, testimonianza del passaggio dei vari rettori, maestri e studenti dell’epoca. Al pianterreno, sul braccio di levante si apre la pregevole cappella di S. Maria dei Bulgari, con frammenti di affreschi del Cesi (1594), mentre al piano superiore si accede all’antica aula magna degli Artisti (oggi sala di lettura) e dei Legisti (Sala dello Stabat Mater), teatro dell’anteprima musicale dello “Stabat Mater” di Gioacchino Rossini, diretto da Donizetti nel 1842. Di assoluto rilievo il Teatro Anatomico, progettato da Antonio Paolucci detto il Levanti (1638-1649), in legno d’abete a forma di anfiteatro, impreziosito dalle sculture lignee degli “spellati” (Ercole Lelli,1735), raffiguranti Ippocrate e Galeno. All’interno della Sala Anatomica, danneggiata nel dopoguerra e restaurata fedelmente, presente un tavolo di marmo autoptico dove si svolgevano le autopsie. Dal 1838 e’ sede della Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, la piu’ grande della regione, un patrimonio di oltre 800.000 testi tra le piu’ svariate discipline umanistiche e scientifiche, oltre a 35.000 manoscritti. 

BASILICA DI S. DOMENICO Il complesso domenicano e’ uno dei luoghi di culto storicamente piu’ ricchi di Bologna. In origine si trattava di un convento del XIII secolo dedicato a S. Niccolo’ delle Vigne, divenuto nel 1219 sede dell’Ordine dei Padri Predicatori fondati dallo spagnolo S. Domenico di Guzman, che qui mori’ nel 1221. In suo onore, dopo 13 anni dalla sua canonizzazione, la chiesa fu completamente ricostruita, ampliata ed infine consacrata da Papa Innocenzo IV nel 1251. La facciata esterna rappresenta un prototipo di stile gotico-romanico, ravvivata dal rosone centrale e delimitata dalla rinascimentale cappella Ghisilardi del Peruzzi (1530-35). L’interno, di tre navate, e’ decorato nello stile del barocco bolognese ed è dominato dalla cappella di S. Domenico, sarcofago monumentale contenente le spoglie del santo. Incorniciato ed esaltato dall’arca, sormontata da una mirabile cimasa marmorea scolpita  tra il 1469 ed il 1473, diede gloria e fama ad un certo Niccolo’ d’Apulia che per l’ingegno fu ribattezzato “dell’Arca”. Di rilievo anche la stele del Lombardi, ritraente gli episodi della vita del santo, il sarcofago di Nicola Pisano e le statue di S. Petronio, S. Procolo e dell’angelo reggi-candelabro scolpite dal giovane Michelangelo Buonarroti. L’interno presenta una fusione dei due primitivi nuclei medieali per opera del Dotti, (tra il 1727 e il 1732), in un unico complesso luminoso e armonico, annoverando  inestimabili opere d’arte fra cui i dipinti del Guercino (S. Tommaso), e di Filippino Lippi (Sposalizio mistico di S. Caterina, 1501). Lungo la navata sinistra, splende la cappella del Rosario, con i “Quindici misteri del Rosario”, realizzati dai maggiori pittori bolognesi, tra cui il Carracci, il Cesi, l’Albani e Guido Reni, qui sepolto. Capolavoro dell’intarsio rinascimentale è il coro ligneo di Fra’ Damiano da Bergamo (1541-49), raffigurante le Storie Bibliche, considerato in età contemporanea come l’ottava meraviglia del mondo. Altre reliquie ed opere sono conservate nel Museo di S. Domenico, tra cui un busto di S. Domenico in terracotta di Niccolo’ dell’Arca ed il dipinto “Mose’ nel Deserto” attribuito al Mastelletta. All’esterno, sul selciato a ciottoli, regna sovrana la tomba piramidale dei Glossatori del giurista Rolandino de’Passeggeri (1305) mentre si erge sulla sommità di una colonna la statua in bronzo del santo.

BASILICA DI S. FRANCESCO Dedicata a S. Francesco d’Assisi, la basilica appartiene all’Ordine dei frati minori conventuali. Fu eretta tra il 1236 e il 1254 per iniziativa della comunita’ Francescana, in forte aumento, grazie all’opera di Bernardino de’ Quintavalle, uno dei primi discepoli di S. Francesco (giunto a Bologna nel 1222), che ottenne l’appoggio di Papa Gregorio IX. La chiesa rappresenta il primo esemplare in Italia di stile gotico francese, con l’alta facciata a capanna dalle linee romanico-gotiche e, soprattutto, lo straordinario giro degli archi rampanti absidali esterni con la raggiera delle cappelle del peribolo. Agli angoli adiacenti svettano i tre suggestivi mausolei risalenti al XIII secolo dei glossatori Accursio e figlio, Odofredo e  Rolandino’ de’ Romanzi. Incassati al centro i due campanili, il minore eretto nel 1260 e il maggiore architettato da Antonio di Vincenzo agli esordi del ‘400 (autore anche della cappella romanica Muzzarelli). L’interno a tre navate e’ imperniato su pilastri ottagonali con altissime volte divise in sei vele, come la celebre Notre Dame de Paris. All’altare maggiore risalta la grandiosa pala marmorea a bassorilievi scolpita tra il 1388 e il 1393 dai veneziani Jacobello e Pier Paolo dalle Masegne, mentre alle pareti si rilevano vari sepolcri, tra cui quello di papa Alessandro V ad opera del mantovano Sperandio (1482). Varie vicissitudini hanno accompagnato la storia della basilica: dopo l’arrivo dei francesi (1796), la chiesa fu spogliata dei suoi beni, sconsacrata, ridotta a dogana, e caduta in disgrazia, torno’ ad essere un luogo di culto solo nel 1842.Fu restaurata nel ventennio 1886-1906 dal Rubbiani con opportune modifiche. Flagellata dagli eventi bellici della 2° guerra mondiale, che ne distrussero facciata, volta e chiostro, e’ stata nuovamente restaurata dalla Soprintendenza tra il 1948-49.

BASILICA DI S. STEFANO Si affaccia sull’omonima piazza la basilica di S. Stefano, nota come il complesso delle “Sette Chiese”, tra i piu’ suggestivi luoghi di culto di Bologna. Le sue origini, risalenti all’anno 430, sono piuttosto dibattute ma attribuiscono al vescovo della città, S. Petronio, la volontà di ricostruire simbolicamente i luoghi della Passione di Cristo, una “Sancta Hyerusalem” o Santa Gerusalemme (meta dei suoi pellegrinaggi religiosi), proprio sulle rovine preesistenti di un tempio pagano dedicato alla dea Iside, (I secolo d.c.), percorso da una fonte d’acqua che simboleggiava, nella visione petroniana, il Giordano. Intitolato al protomartire cristiano Stefano, l’insieme di chiesette, cappelle e monastero era già strutturato ad inizio Medioevo, poi ricostruito dopo le violente invasioni degli Ungari di inizio millennio. Rispetto le originali sette chiese, oggi ne restano quattro dopo i vari rifacimenti e i restauri effettuati a cavallo del XIX secolo. In bella evidenza le facciate esterne delle chiese del Ss.Crocifisso, di origine longobarda con la cripta del 1019 dell’Abate Martino, la basilica del S. Sepolcro, a pianta dodecagona, contenente una riproduzione del Sepolcro di Cristo (sec. XII-XVI) e un tempietto centrale con l’antica tomba di S. Petronio, oltre alla chiesa dei Ss. Vitale e Agricola (XI sec.), ad assetto basilicale disadorno, ove si trovano gli antichi sarcofagi dei due martiri bolognesi (VI sec.), servitore e padrone vittime della persecuzione ai tempi di Diocleziano. All’interno del complesso si trova la chiesa della Trinità, (XIII secolo), che custodisce un Presepe in legno dipinto e dorato di Simone dei Crocifissi (XIV sec.). A fianco del portico romanico duecentesco appare il Cortile di Pilato, luogo della condanna di Gesu’, con al centro la vasca marmorea (donazione del Re dei Longobardi), rinominata Catino di Pilato. Nel chiostro benedettino a doppio loggiato, punto piu’ alto dello stile romanico emiliano, rimirando i capitelli zoomorfi e antropomorfi, pare avesse trovato ispirazione Dante Alighieri, studente universitario a Bologna, per taluni versi dell’Inferno. A latere, il Museo di S. Stefano ospita una raccolta di sculture, opere d’arte e dipinti della scuola bolognese del Trecento e Quattrocento.

CATTEDRALE DI S. PIETRO È la cattedrale della città, elevata al rango di “Chiesa Metropolitana” nel 1582 da Papa Gregorio XIII che conferì alla diocesi di Bologna la dignità arcivescovile. Le sue origini affondano nella notte dei tempi  paleocristiani, mentre la costruzione come palazzo vescovile, canonica e battistero, e’ ipotizzabile tra il  X-XI secolo. Varie vicissitudini hanno segnato la storia della cattedrale, prima devastata da un incendio nel 1141, poi ricostruita e consacrata  per opera di Lucio III nel 1184, di nuovo ferita dal terremoto del 1222. L’aspetto attuale, persi i connotati gotici-romani, si deve al rifacimento operato  nel 1605 da Ambrosini su progetto di Magenta, con l’imponente facciata decorata in marmo realizzato da Torreggiani (1747). All’interno del monumentale vano, a una navata con cappelle laterali intercomunicanti, si possono ammirare le otto figure in terracotta della Pietà del Lombardi (1522-27), la Dimora celeste del Fontana(1522), un’Annunciazione del Carracci (1619), e una Crocifissione lignea (XII sec.). Il Museo della cattedrale ospita un tesoro di manufatti sacri, lascito dei Papi bolognesi Gregorio XV e Benedetto XIV.  Si erge ad un’altezza di 70 m, seconda solo alla Torre Asinelli, il Campanile, iniziato nel 1184 e concluso nel 1227, con sommità in muratura a cuspide (1426) comprendente una torre circolare piu’ bassa di epoca romanica. In vetta, la cella campanaria ospita “la nonna” (1594), la piu’ grande campana al mondo azionata a mano (peso 33 q), suonata “alla bolognese”, in modo cadenzato e con rotazione completa: un’arte campanaria sviluppata nei primi anni del ‘500 e tramandata fino ai giorni nostri..

 SAN MICHELE IN BOSCO Monumentale complesso monastico comprendente la chiesa e l’antico convento degli Olivetani, S. Michele in Bosco si eleva sulla cima di una delle piu’ ridenti colline bolognesi, e dal suo piazzale (132 m) si gode una spettacolare vista panoramica sulla città, dalla pianura padana fino alle prealpi venete. Di origini remote, l’antico cenobio fu riparo d’ eremiti, fortilizio, oggetto di contesa tra le nobili famiglie bolognesi, prima dell’avvento dei monaci di Monte Oliveto, insediatisi nel 1364, che iniziarono la realizzazione nelle forme attuali, ricostruendo la chiesa tra il 1517 e il 1523. In seguito, con la soppressione napoleonica dell’ordine Olivetano nel 1797, il complesso divenne caserma, prigione, villa Legatizia, residenza reale ed infine sede dell’Istituto Ortopedico Rizzoli (1880), di cui è ancora parte integrante. Di impronta ferrarese la facciata rinascimentale del Rossetti, col raffinato portale marmoreo ad opera del senese Peruzzi (1522). L’interno è a una navata, con presbiterio rialzato, per il coro notturno dei monaci in alto e per i fedeli in basso, con quattro cappelle laterali e la sagrestia, arricchite da vari dipinti e sculture del 500’ e 600’ (tra gli altri, il Bagnacavallo, Girolamo da Carpi, Innocenzo da Imola). Su progetto del Fiorini (1602-1603), venne realizzato il magnifico chiostro ottagonale, detto dei Carracci, perché ornati dai famosi cicli di affreschi in gran parte perduti. Nel lunghissimo corridoio (162 m) adiacente l’ex convento, si ottiene il cosiddetto “effetto cannocchiale” sulla Torre degli Asinelli: maggiore è la distanza dalla finestra e ancor piu’ ravvicinata apparirà ai nostri occhi.

SANTUARIO DELLA MADONNA DI S. LUCA Si eleva sul Colle della Guardia (291 m slm.), in felice posizione panoramica a sud-ovest, punto di riferimento non solo spirituale per i bolognesi di rientro in città, rincuorati alla vista della cupola all’orizzonte. La leggenda del Santuario e’ legata all’icona raffigurante la Madonna col Bambino, dipinta dall’evangelista Luca e donata al pellegrino Teocle, nella basilica di S. Sofia a Bisanzio, affinché la portasse sul colle della Guardia, sede di un antico eremo (1160) di pie donne, luogo di venerazione di un’effigie della Vergine. Il Santuario attuale fu progettato dall’architetto Francesco Dotti tra il 1723 e il 1757, in stile barocco, sposando le forme architettoniche alle linee del colle, un’alternanza dinamica e curvilinea in continue sporgenze e rientranze, imperniata sul tiburio ellittico sormontato dalla cupola con lanterna. Al suo interno, a croce greca, si è accolti dalle statue degli evangelisti Luca e Marco (Cametti 1716). oltre ad affreschi di Donato Creti (Apparizione della Vergine), del Guercino (Apparizione di Cristo alla Madonna )e di Guido Reni (Madonna del Rosario). La lastra d’argento che ricopre il dipinto della Madonna con Bambino, di origine bizantina, è stata realizzata dall’orafo fiammingo Jan Jacobs di Bruxelles(1625). Meta di pellegrinaggio fin dal XII secolo, per raggiungere il colle si rese necessario un tragitto ciottolato (1589). Al fine di riparare dalle intemperie il crescente flusso di pellegrini, tra il 1674 e il 1739, venne edificata con fattiva partecipazione popolare una strada porticata, ossia il portico di S.Luca considerato il piu’ lungo al mondo: (3 km, 796 m) dall’arco Bonaccorsi, passando per l’Arco del Meloncello (Dotti, 1732) fino in cima. Lungo il percorso si dispiegano 15 cappelle (I Misteri del Rosario) ed esattamente 666 archi, numero diabolico utilizzato per simboleggiare il demonio, ovvero il serpente che striscia sinuoso fino al santuario, sconfitto e schiacciato ai piedi dalla Beata Vergine di San Luca. Nel 1433  il raccolto dei bolognesi, flagellato da tre mesi di continua pioggia, venne scongiurato dalla discesa dell’icona della Beata Vergine col Bambino, allor che, giunta ai piedi di Porta Saragozza, smise di piovere, si schiari’ il cielo e il sole abbaglio’ la massa incredula, che decise per voto di celebrare ogni anno la processione rituale.

LE DUE TORRI Simboli distintivi della “bolognesità”, formano l’articolo “il” cittadino. Le due torri coincidono con l’ingresso in città dell’antica via Emilia, fungendo da vedette militari sul territorio circostante. Tra la ventina di torri sopravvissute nel tempo, quando in epoca medievale se ne contavano un centinaio, rappresentavano il prestigio sociale delle famiglie, una rivalità a colpi di pietre verso il cielo. La torre degli Asinelli (97,2 m) è la torre pendente (2,23 m verso ovest) piu’ alta d’Italia e venne eretta tra il 1109-1119 dalla famiglia omonima. Cinta alla base da una rocchetta merlata (1488), sede del corpo di guardia, ospita ora botteghe artigiane come nel medievale “mercato di mezzo”. Si giunge in cima dopo aver percorso 498 scalini ripidi su una stretta scala di legno a spirale, godendo di una vista panoramica ineguagliabile. La torre Garisenda (48,16 m) appartenente all’Arte dei Drappieri, fu costruita nel 1109-10 e abbassata di 12 metri  (1351-60) per ragioni di sicurezza, vista la pericolosa inclinazione (3,22 m verso nord-est) e le fondamenta cedevoli. Rivestita alla base con gesso di selenite verso fine Ottocento, non è visitabile. La Garisenda originale ispiro’ Dante, che la paragono’ al gigante Anteo chinato, sovrastante egli stesso e  Virgilio nei versi della Divina Commedia (Inferno, XXXI).

PARCO DELLA MONTAGNOLA E’ il più antico parco cittadino, situato in pieno centro, a due passi dalla stazione e dall’autostazione. Sorge su una collinetta artificiale, sui ruderi della Rocca di Galliera costruita per ospitare la corte papale, poi distrutta a furor di popolo. Dal 1662 l’area di 6 ettari, sopraelevata rispetto a quelle circostante, venne sistemata e destinata ad uso pubblico per lo svago e le passeggiate negli ampi viali e nel piazzale centrale, come da decreto napoleonico del 1805. La fisionomia attuale ricalca le linee geometriche ispirate ai giardini francesi settecenteschi, affidato dal giovane Bonaparte all’architetto G. B. Martinetti. Nel 1896 la Montagnola fu arricchita con la grande scalinata monumentale del Pincio, (ad opera di Azzolini e Muggia) comprendente il gruppo scultoreo della cosiddetta “moglie del Nettuno”, una ninfa e un cavallo marino attaccati da una piovra, scolpiti da Diego Sarti, autore anche della vasca circolare collocata al centro del giardino, costruita in occasione  dell’Esposizione Emiliana (1888). L’8 agosto 1848 il parco della Montagnola fu teatro di un’acerrima battaglia, con la cacciata degli austriaci imperiali, respinti con audacia da un’insurrezione popolare. In memoria all’evento, oltre al monumento ai caduti, l’adiacente Piazza XIII agosto, dove si svolge venerdi e sabato il mercato della “piazzola”, bazar popolare di bancarelle colme di accessori, curiosità e abbigliamento vintage. 

GIARDINI MARGHERITA E’ il polmone verde della città, il piu’ grande e frequentato spazio naturale. Venne realizzato su progetto del Conte piemontese Sambuy, per allineare la città  sullo standard dei maggiori centri urbani, ed inaugurato nel 1879, dopo una visita della Regina Margherita sotto il nome di “Passeggio Regina Margherita” . Durante i lavori di costruzione, venne alla luce una necropoli etrusca, i cui reperti sono visitabili al Museo Archeologico. Estesi su una superficie di 26 ettari, l’area naturale riecheggia vagamente il romanticismo dei parchi inglesi. Al  laghetto artificiale si affiancano ampi prati, lunghi viali alberati,  boschetti di querce e un campionario di esemplari arborei quali cedri, pini, ippocastani, platani, sequoie,ecc. Sede di numerosi eventi sociali e sportivi, i Giardini Margherita sono affollatissimi d’estate, il luogo ideale per il relax e la pratica sportiva, dallo jogging al pattinaggio, dal freesbee allo joga, dalla pallavolo al basket, con il popolarissimo “Playground dei Giardini”.

 ex GHETTO EBRAICO Nel cuore del centro medievale si dipana l’antico Ghetto Ebraico, un labirinto di stradine, passaggi sospesi, voltoni, finestrelle che descrivono la storia della comunità ebraica bolognese, le cui prime tracce risalgono al tardo Trecento. Per volontà di papa Paolo IV, dal 1556 gli ebrei vennero confinati in un rione chiuso, per poi essere espulsi definitivamente nel 1593. L’avvento napoleonico, nel 1796, riapri’ loro le porte del ghetto, anche se la loro presenza torno’ a crescere solo tra il 1830 e il 1930, fino alla nuova persecuzione con le leggi razziali del 1938. All’ombra delle due torri, nel trapezio tra via Oberdan e via Zamboni, scorreva la vita di bottegai, artigiani e ricchi banchieri, delimitata dai tre accessi ufficiali, sorvegliati dall’alba al tramonto. Al n. 16 di via dell’Inferno, strada principale del ghetto, si trovava la storica sinagoga.

PRATELLO  In origine chiamato “Peradello”, cioè luogo alberato con peri, è l’antichissima strada porticata lunga circa 600 metri,  tagliata fuori dal sistema murario nell’Alto Medioevo, allora più campagna che città. Nel corso dei secoli, via del Pratello è sempre stato un microcosmo a se’ stante, un campo aperto attraversato dagli “esclusi”: contrada del malaffare, abitata da ladri e prostitute, truffatori dediti al gioco d’azzardo, schiavi e alcolizzati, cacciatori di topi e spie, stranieri  ed affamati, bottegai e lavandaie, che sciacquavano i panni nel canale Reno (monumento dedicato in via della Grada).  Dal dopoguerra il Pratello e’ stato sede di movimenti politici, moti studenteschi, case occupate, centri sociali e radio libere (Radio Alice 1976). In un contesto sociale sempre dinamico e variegato si ritrova la movida “bohemienne”, tra locali affollati e trattorie popolari, circoli culturali ed osterie “alla vecchia”, in un clima comunitario dove il tempo sembra essersi fermato.

 PALAZZO POGGI Cuore della “polis culturale”, lungo via Zamboni tra i civici 31-33, Palazzo Poggi divenne sede del Rettorato e dell’Università dal 1803. Elegante costruzione rinascimentale impostata su un bel portico di ordine dorico dovuta a Pellegrino Tibaldi, fu eretta attorno alla metà del XVI  secolo come dimora del cardinale Giovanni Poggi. Nel 1711 nacque l’Istituto delle Scienze, fondato dal generale Marsili, con il prezioso ciclo di affreschi delle storie di Ulisse del Tibaldi (1549). Il palazzo e’sovrastato dalla medievale Torre della Specola (Torri, 1725) nata come osservatorio astronomico, la cui ricca collezione di strumenti e’ custodita nell’omonimo museo. Un’ala del complesso e’ occupata dalla Biblioteca Universitaria, architettato da Carlo Francesco Dotti(1756) per volontà di Benedetto XIV, impreziosita da otto sale decorate per mano del Tibaldi. Degna di nota la magnifica sala lettura scaffalata in noce settecentesco, dove trova posto anche la “Quadreria” , una raccolta di circa seicento  ritratti di personaggi illustri

BOLOGNA SOTTERRANEA Nascosta sotto il tessuto urbano, scorre la sotterranea rete di canali che alimentava l’industria tessile della città, crocevia dell’antica via della Seta, che faceva di Bologna una piccola grande Venezia.  L’acqua alimentava gli oltre cento mulini da grano e da seta che garantivano una certa prosperità industriale, oltre servire la popolazione per uso domestico e favorire il sistema fognario.  I percorsi dei canali, tombati  e interrati alla fine dell’Ottocento, sono visibili da alcuni scorci: l’affaccio sul canale delle Moline dalla pittoresca finestrella di via Piella,  il salto delle acque di via Capo di Lucca, piuttosto che l’antico canale Reno ai piedi del pontile di via della Grada. L’opera di ripulitura e  restauro alle vie d’acqua consente l’accesso alle visite guidate al torrente Aposa,( unico corso naturale di 7,5 km che attraversa la città da nord a sud fino alla confluenza nel Navile), e ai Bagni di Mario, ovvero la Conserva di Valverde (1563), enorme cisterna, strutturata su due livelli, che approvvigionava la Fontana del Nettuno.

GENUS BONONIAIl polo Genus Bononiae-Musei nella Città, e’ un percorso culturale, artistico e museale nato per iniziativa della Fondazione Carisbo, che si sviluppa attraverso la rete delle vie cittadine interne al Quadrilatero, nei palazzi storici restaurati e riaperti al pubblico, sedi di mostre, eventi espositivi, collezioni e conferenze che spaziano dall’arte antica al post-moderno, riannodando i fili del passato per riflettersi nel presente e proiettarsi nel futuro. 

Palazzo Fava e’ il palazzo delle Esposizioni di Genus Bononiae. In stile rinascimentale, decorato dagli affreschi della scuola dei Carracci, ospita mostre di respiro nazionale e internazionale, come “La ragazza con l’orecchino di perla” e “Da Cimabue a Morandi - Felsina pittrice”.

Palazzo Pepoli Vecchio e’ legato al nome di una delle famiglie storiche della Bologna medievale, qui residente fino al 1910. Sede del Museo della Storia di Bologna, un viaggio sensoriale di 2500 anni, dalla Felsina etrusca fino ai giorni nostri.

San Colombano è un antichissimo complesso monastico dedicato al missionario irlandese, fondato dai moncaci di Bobbio. Ospita la Collezione Tagliavini, raccolta di preziosi strumenti musicali antichi, oltre a cicli di concerti e conferenze dedicate alla musica.

S.Maria della Vita è un complesso religioso-ospedaliero risalente al XIII secolo. Mirabile esempio di barocco bolognese la cupola del Bibiena, contiene il capolavoro di Niccolo’ dell’Arca, il Compianto sul Cristo morto.

Casa Saraceni e’ uno dei palazzi di maggior pregio del Rinascimento bolognese. Progettata dall’architetto Saraceni alla fine del ‘400, rappresenta un’interessante fusione tra lo stile architettonico bolognese e quello fiorentino. E’sede di mostre d’arte ed eventi culturali di rilievo.

San Giorgio in Poggiale è una chiesa sconsacrata di antiche origini longobarde, restaurata e trasformata in Biblioteca d’Arte e di Storia, un patrimonio librario di ben 100.000 volumi di storia locale, storia dell’arte, periodici, manoscritti, oltre a un archivio fotografico della vita urbanistica dall’Ottocento in poi.

Santa Cristina è una chiesa risalente al 1247, dimora conventuale delle monache camaldolesi della Fondazza. Al suo interno un campionario della pittura bolognese tra  il Cinquecento e il Settecento, tra cui spicca L’Ascensione di Ludovico Carracci. Sede della Schola Gregoriana Benedetto XVI di canto, ospita la stagione concertistica di “Musica in Santa Cristina”, giunta all’XI edizione.

TEATRO COMUNALE Ubicato nell’area in cui sorgeva Palazzo Bentivoglio, distrutto per sommossa popolare nel 1507, sorse sulle ceneri del ligneo Teatro Malvezzi, distrutto dalle fiamme nel 1745. Il nuovo progetto, finanziato da fondi pubblici, fu affidato ad Antonio Galli Bibiena, iniziato nel 1756 ed inaugurato nel 1763 con l’opera Il trionfo di Clelia di Gluck davanti a 1500 persone. Al centro di vari restauri strutturali e decorativi, il teatro si caratterizza per l’auditorium, a forma di campana, composto da quattro ordini di palchi con un palco reale e un loggione, mentre la facciata esterna fu completata solo nel 1933. Crocevia di respiro internazionale, e’ stato teatro del passaggio dei piu’ illustri compositori lirici: da W.A.Mozart, studente all’Accademia Musicale di Bologna, a Gioacchino Rossini col suo Stabat Mater del 1842 diretto da Donizetti, fino a Giuseppe Verdi, con la piazza adiacente a lui dedicata, che mise in scena per la prima volta in Italia il Don Carlo nel 1867. Nel 1871 debutto’ il Lohengrin di Richard Wagner e dopo il grande successo Bologna si guadagno’ il titolo di “città wagneriana”. Alle vicende politiche e’ legato l’aneddoto al maestro Arturo Toscanini nel 1931: poiché si rifiuto’ di eseguire due inni fascisti fu schiaffeggiato da estremisti, motivo che lo spinse a lasciare l’Italia. Nel 1956 nasce l’Orchestra stabile, che ha annoverato fior di direttori d’orchestra  tra cui Stravinskij, Coopland, von Karajan, gli italianissimi Muti e Abbado e cantanti lirici quali Stignani, Schipa, Gigli, Di Stefano e l’indimenticato Luciano Pavarotti. L’Orchestra del Comunale, dal 2008 rinominata Filarmonica, si avvale della collaborazione di 95 professori d’orchestra e 70 artisti del coro, e realizza annualmente circa 80 spettacoli lirici e 30 concerti sinfonici, spesso chiamata ed impegnata in tournèe internazionali. 

ARENA DEL SOLE Sito nella centralissima via Indipendenza, di fronte al grande monumento di Garibaldi a cavallo, è tra i primi teatri storici della città. Sulla facciata neoclassica campeggia l’iscrizione “Luogo dato agli spettacoli diurni”, con al centro le statue di Apollo, della Poesia e della Tragedia. L’Arena del Sole nacque come teatro all’aperto, inaugurato il 5 luglio 1810, sull’area del convento delle monache domenicane di S. Maria Maddalena, soppresso in epoca napoleonica. Del vecchio convento resta il chiostro interno, adibito a spettacoli nel periodo estivo. L’Arena è stato il teatro popolare per eccellenza, conservando lo spirito colto e tradizionale allo stesso tempo, scenario di spettacoli circensi, drammi, prosa e veglioni carnevaleschi. Fu meta ambita dalle grandi compagnie nazionali e internazionali, dalla nascita fino agli anni trenta, per poi divenire un cinematografo dal 1949. Nel 1984 il Comune di Bologna acquista l’immobile e lo sottopone a una radicale ristrutturazione. Nel 1995 l’Arena del Sole rinasce a nuova vita sotto la direzione di Dario Fo con il nome Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna e si compone di tre spazi teatrali: Sala Grande (dedicata ai classici della drammaturgia, commedie e musical), Sala InterAction (monologhi) e Chiostro dell’Arena. Dal 1995, e sino ad oggi, Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna ha prodotto circa 70 allestimenti e ospitato circa 1000 spettacoli, per un totale di oltre 1 milione 500 mila spettatori.

PINACOTECA NAZIONALE Ex sede del convento gesuitico di S. Ignazio, nacque nel 1803 come quadreria dell’Accademia di Belle Arti, in seguito all’ingente lascito elargito dalle corporazioni religiose dopo la soppressione napoleonica del 1796. Tra le piu’ importanti  raccolte d’arte europee e moderne Gallerie Nazionali, la Pinacoteca offre un percorso articolato in piu’ sezioni per ripercorrere la storia della pittura bolognese e non dal Trecento al Settecento. Tra i Primitivi spiccano le opere di Vitale da Bologna (San Giorgio e il Drago), il ciclo di affreschi distaccati da S. Antonio di Mezzaratta e il polittico Madonna col Bambino e santi di Giotto. Nello spazio dedicato al Rinascimento si trovano le celebri pale dei bolognesi Amico Aspertini (L’Adorazione dei magi) e Francesco Francia (Pala Felicini), dei ferraresi Cossa (Pala dei Mercanti) e Costa, arricchite dai maestri della scuola umbra, dal Perugino (Madonna in gloria e santi) al Raffaello (Estasi di S. Cecilia). Pregevole la Visitazione del veneziano Tintoretto, opera propedeutica per l’educazione estetica dei Carracci. Nella seconda metà del Cinquecento, tra i Manieristi emiliani, eccellono il Parmigianino (Madonna di S. Margherita), ed altre opere del Cesi, Passerotti, Fontana e dell’aretino Vasari. Dalla fine del Cinquecento alla seconda metà del Seicento, la sala espositiva dei fratelli Ludovico, Annibale e Agostino Carracci , fondatori dell’Accademia degli Incamminati, nata con lo scopo di un ritorno al naturalismo, superando gli intellettualismi manieristici. Si annoverano vari capolavori di Ludovico, (Conversione di S. Paolo, Madonna dei Bargellini, Madonna degli Scalzi, ecc.) Annibale (Madonna di S. Ludovico) e Agostino(Comunione di S. Girolamo). Ampio risalto espositivo ai dipinti di Guido Reni, massimo esponente dell’ideale classico secentesco, con la Strage degli Innocenti, la Pietà dei Mendicanti, il Sansone vittorioso e il Ritratto della madre. Altre opere degne di nota del Seicento appartengono al Guercino (Vestizione di S. Guglielmo), il Domenichino, il Mastelletta e Francesco Albani, mentre il Settecento e’ rappresentato da Cignani, Donato Crespi e i fratelli Gandolfi. Annesso alla Pinacotrca è il Gabinetto delle Stampe, ricco di migliaia di incisione e disegni di valore storico.

M A M b o  Museo d’Arte Moderna di Bologna Negli spazi dell’ex forno comunale, dispiegato su tre piani a ridosso dell’antico porto, prende forma dal 2007 il Mambo, raccogliendo l’eredita’ storica della GAM, (Galleria d’Arte Moderna), divenendo sede dell’Istituzione Bologna Musei (Museo e Casa Morandi, Museo per la Memoria di Ustica e Villa delle Rose). Centro di produzione dedicato alla cultura visiva e alla sperimentazione, ospita sia collezioni permanenti che mostre temporanee. Il percorso espositivo e’ articolato in nove aree tematiche (Arte e Ideologia, 1977 Arte e Azione, 1968 Nuove Prospettive, 1968 Arte Povera, Forma 1, L’Informale, Arcangeli: l’ultimo naturalismo, Focus on Contemporary Italian Art, nuove acquisizioni), focus documentaristico sull’esperienza artistica italiana e internazionale dalla seconda metà del Novecento a oggi. 


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