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MONTE SAN PIETRO

MONTE SAN PIETRO

Il territorio sparso di Monte San Pietro (10.972 abitanti) è attraversato da sud verso nord dal torrente Lavino, nella cui valle si delineano sulla sponda sinistra i principali centri abitati, (il capoluogo  municipale Calderino, Monte San Giovanni, Oca, Badia, Monte Pastore) mentre risalendo la valle del torrente Landa si incontrano i borghi di San Lorenzo in Collina e San Martino in Casola. La prima menzione del nome Monte Sancti Petri, (che attesta l’anzianità della dedica del Monte al Principe degli Apostoli), appare nei documenti del Trecento nel vicariato di Savigno, poi diviso in due con la nascita del vicariato di S. Lorenzo in C. e Monte S. Pietro. L’intero territorio comunale è testimone di una lunga tradizione vitivinicola: le colline tra le valli del Reno e del Samoggia ospitano i vigneti dei Vini DOC dei Colli Bolognesi, catalogati nelle varie sottozone: Colli Bolognesi, Monte San Pietro e Castelli Medioevali, con il Pignoletto in testa. Monte San Pietro, oltre a far parte all’Associazione Nazionale Città del Vino, (in settembre ricorrono le “Nozze d’Oro” con la 50° Sagra del Vino) aderisce anche alla rete italiana di Città del Castagno, ricco di rinomati castagneti nella zona di Monte Pastore. Infine, è tra i comuni eletti della Strada dei Vini e dei Sapori “Città Castelli Ciliegi”, trionfo enogastronomico di ciliegie, susine, patate, funghi, tartufi, marroni e miele disseminati lungo i confini dei borghi tra Modena e Bologna.

CHIESA DI S. MARIA ASSUNTA Sulla strada per Amola a 334 m sul livello del mare sorge la Chiesa di Santa Maria Assunta, di cui si fa menzione a partire dal ‘300, e che accoglie due preziosi esempi dell’arte bolognese: la Via Crucis di Mauro Gandolfi (14 opere dipinte ad olio su tela del 1793) e un organo a canne di Pietro Agati del 1757. Al suo interno si conservano anche tre tele di Guardassoni, fra cui la Madonna Assunta in fioriera  del 1858 benedetta da Papa Pio IX. Il campanile, ricostruito nel 1946 dopo i danni subiti durante la guerra, mantiene le linee architettoniche originali.

PIEVE DI SAN LORENZO IN COLLINA Tra il IV e il VI sec. d. C. sulla sommità dell’altura che sormontava l’abitato sorse la  Plebs Sanctj Laurentij in Colina. Dall’elenco delle chiese del 1300 sotto la diocesi di Bologna, si apprende che erano assoggettate al suo plebanato 17 chiese. Nel XV secolo venne meno il sistema delle pievi e San Lorenzo decadde: nel 1474 papa Sisto IV ne concesse il giuspatronato ai conti Grassi a patto che ripristinassero la chiesa e la canonica a rischio di crollare. A questa fase risale l’aspetto attuale della chiesa, con facciata a capanna, rosone e chiostro rinascimentale. La chiesa era stata affrescata con dipinti di raffiguranti la Vita di san Lorenzo che furono tuttavia cancellati nel 1780 durante un ammodernamento dell’interno dell’edificio al gusto barocco. Nell’oratorio del Castello di Capramozza si trovava una statua lignea duecentesca della Madonna in legno d’ulivo, unico esempio di scultura lignea duecentesca del contado bolognese. Il secondo fine settimana di settembre si celebra la festa della Madonna del Castello con la discesa, in solenne processione, della statua della Vergine dal castello alla chiesa plebana ove rimane tre giorni. L’oratorio del castello, fondato nel 1159, sopravvisse fino al XIX secolo ma fu distrutto dal terremoto di Bologna del 1929; fu successivamente ricostruito nelle sue forme attuali nel 1952.

CHIESA DI MONTE SAN GIOVANNI Nella chiesa dedicata a S. Giovanni Battista, è conservato ed è tuttora funzionante uno dei più antichi ed importanti organi dell’intero patrimonio organario bolognese. Attribuito ad un membro della famiglia Cipri (sec. XVI-XVII), fu ampliato da un membro della famiglia Traeri (sec. XVII-XVIII) e da un anonimo di scuola bolognese (sec. XIX), infine restaurato da Paolo Tollari di Mirandola nel 1991. È collocato in cantoria sopra la porta di ingresso.

VILLA LAMBERTINI  Sulla costa discendente dal Monte Bonzara, nella frazione di San Chierlo si affaccia la massiccia mole di Villa Lambertini , imponente edificio coronato da una torretta del XVI secolo. Più che di palazzo si potrebbe parlare di piccola fortezza per il peso e la forza della struttura a pianta quadrata, dotata di grossi bastioni murari agli spigoli del lato a valle. Non ha particolari pregi architettonici, se non la mole ed una certa sensazione di calore familiare, anche per un grazioso e gradevole portichetto su di un lato. Davanti alla villa si apre un ampio prato che si conclude con una piccola collinetta circondata da una corona di pini marittimi che ne fanno una sorta di palcoscenico naturale. Nel 1963 Angelo Lambertini decise di acquistare una proprietà di 100 ettari per la coltivazione vitivinicola, iniziando così il processo di valorizzazione del territorio. Gli spazi di Villa Lambertini ospitano la “Tenuta Bonzara”,  ideale location per matrimoni, che da oltre cinquant’anni produce uno “spaccato” dei prelibati Vini dei Colli Bolognesi, con una varietà di 10 etichette, tra cui eccelle il rinomatissimo “Bonzarone” Cabernet-Sauvignon DOC.

BADIA Lungo Via del Lavino, giunti al bivio per Mongiorgio, sorge l’ex complesso monastico della Badia, l’antichissimo San Fabiano del Lavino, presente nei vari documenti risalenti al periodo 1100-1200. La località deve forse la sua nascita alla coincidenza di trovarsi quasi esattamente a metà del percorso altomedievale che dall’Abbazia di Nonantola raggiungeva Santa Lucia di Roffeno, e proseguiva poi per la Toscana e lungo la via Nonantolana per raggiungere Roma. Il complesso sorge in corrispondenza di un antico punto di pernottamento per i pellegrini diretti alla Città Eterna e costituisce un tappa obbligata del percorso delle Abbazie Benedettine del Bolognese. Si tratta di un nucleo di edifici, alcuni di destinazione civile (torre) e altri di origine chiaramente religiosa (chiesa, monastero e chiostro), con un’impronta architettonica prevalentemente romanica. Le tecniche costruttive e soprattutto il riutilizzo, tipicamente medievale, di materiali ornamentali di epoca tardoantica, fanno risalire le origini dalla chiesa al XII-XIII secolo, ristrutturata nel Quattrocento e composta da tre navate a cripta e di un suggestivo chiostro. All’interno si evidenziano i resti di un affresco cinquecentesco nell’abside e la Madonna tra Santi dipinta nella lunetta sopra la porta principale del 1500. L’Amministrazione Comunale ha deciso di  collocare all’interno della chiesa Il Museo della Badia del Lavino, punto di partenza per la conoscenza della chiesa e delle principali caratteristiche del territorio. Lungo le pareti le vetrine custodiscono attrezzi di lavoro legati alle produzioni agricole tipiche del territorio collinare, donati in gran parte dall’Associazione della Pruvena. 

CALANCHI Tra le località di Venezia a Monte San Giovanni e Pradalbino, ai confini con il comune di Crespellano, si estende un paesaggio suggestivo dai contorni lunari: i calanchi,  fenomeno geomorfologico delle argille, tipicamente diffusi nell’Appennino emiliano-romagnolo, che la lingua italiana ha inserito nel vocabolario corrente mutuando il bolognese “calanco”. I calanchi sono il prodotto dei processi di erosione di rilievi argillosi, determinati dall’azione di pioggia e vento e favoriti dall’alternanza fra periodi piovosi e periodi di siccità. I terreni argillosi disegnano un ambiente estremo, dove archi e creste variamente conformati si alternano a fessure anche profonde; la vegetazione prevalente è costituita da specie erbacee, a fioritura primaverile o autunnale. Le aree di calanco, aperte e ricche di correnti ascensionali sono un luogo ottimale per il volo e la perlustrazione di caccia di numerosi rapaci, come la poiana, facile da osservare in volo nelle ore più calde, o l’albanella.


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