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BUDRIO

BUDRIO

Budrio e’ un comune della seconda cintura metropolitana, confinante a est con Medicina, a nord con Molinella, a nord-ovest con Baricella e Minerbio, a ovest con Granarolo dell’Emilia, a sud con Ozzano dell’Emilia, a sud-ovest con Castenaso. Esteso su una  superficie di 120 kmq popolato da circa 18.500 abitanti, è il comune capofila tra l’Unione Terre di Pianura ed aderisce anche all’Associazione Rete Italiane Città Sane - OMS. Budrio deriverebbe dal prelatino Butrium (burrone) o dal greco bothros (fossa), vanta antiche origini umbre e la sua fisionomia risente profondamente dell’impronta romana, evidente sulla  divisione geometrica dei campi (centuriazione agraria) e sull’urbanizzazione del centro storico con l’incrocio delle vie ad angolo retto. Budrio vanta orgogliosamente due fiori all’occhiello quali il Centro Protesi Inail di Vigorso, eccellenza internazionale nel campo dell’ortopedia tecnica, e la Patata D.O.P.  di Bologna, una varietà ideale coltivata in loco da oltre trent’anni  e rinomata per le sue speciali proprietà organolettiche

PALAZZO COMUNALE Il Palazzo Comunale, denominato “Palazzo Torre”,  risale al secolo XIV, quando sorse il primo edificio del complesso: la Torre dell’Orologio, anticamente della Guardia, poiché rivestiva funzioni di controllo. Realizzato nell’ambito della ricostruzione del paese voluta dal cardinale Albornoz tra il 1363 e il 1379, ne divenne la fortificazione più importante e tale rimase fino al 1880-81, quando la torre fu abbassata e ripensata con l’aggiunta di una corona di merli ghibellini. Nel 1678  la famiglia Benni lo trasferì alle Suore Serve di Maria in funzione di convento. L’edificio passò poi a varie confraternite religiose e nel 1877 fu venduto al Comune. Due anni più tardi fu sottoposto a completa ristrutturazione: furono mantenuti soltanto le cornici di alcune finestre del primo piano e i due piatti ornamentali di ceramica. Sulla facciata furono murate alcune lapidi in arenaria risalenti ai secoli XV e XVI, che riportano gli stemmi di commissari inviati a Budrio dal governo bolognese per amministrare la giustizia. Il progetto della decorazione della Sala Consigliare fu affidato ad Alfonso Rubbiani, con decorazioni pittoriche, cancellate in ferro battuto, vetrate artistiche e arredi lignei realizzati da abili artigiani in pieno stile liberty bolognese. L’elegante  scalone di accesso al primo piano, capeggiato da un leone marmoreo poggiato sul capitello di una colonnetta ottagonale, regge lo stemma di Budrio, opera dello scultore budriese Arturo Orsoni. Ai piedi della Torre dell’Orologio, nella piazza a lui dedicata,  si innalza la statua di Quirico Filopanti (1812-1894), il figlio più illustre di Budrio, che fu patriota, politico, docente universitario, scienziato e astronomo.

PALAZZI STORICI  

Palazzo Boriani Dalla Noce, oggi sede della Biblioteca “Augusto Majani” (detto Nasica, noto pittore, illustratore e caricaturista budriese) è il più imponente e signorile edificio di Budrio: già nel Settecento si presentava articolato in più parti, con due cortili comunicanti per mezzo di un grande arco per il passaggio delle carrozze. Dagli inizi dell’Ottocento  fu residenza di Giovanni Battista Dalla Noce, che fra il 1820 e il 1830 iniziò il restauro abbellendolo con pitture ed ornamenti. Negli anni ottanta sono stati restaurati gli affreschi che decorano le pareti e il soffitto nelle Sale della Musica, di Giove e di Diana, dedicati a temi musicali ed onirici. Il palazzo costituisce un polo culturale di assoluto rilievo con la riunificazione del Teatro, del Museo Archeologico (reperti archeologici del Paleolitico, dell’Età del Ferro e del periodo romano) e della Pinacoteca Civica “D. Inzaghi”, che custodisce  le opere pittoriche della tradizione emiliana dal Trecento al Settecento (Vitale da Bologna, Passerotti, Calvaert, ecc.), un discreto numero di stampe (incisioni dei Caracci) e svariati disegni di autori come il Guercino, Bigari e Donato Creti.

Palazzo Medosi Fracassati, risale al Seicento e fu  dimora della famiglia omonima . A cavallo tra Seicento e Settecento divenne sede del “Teatro delle commedie”, mentre oggi ospita una elegante sala per esposizioni.

Palazzo Gandolfi (oggi Chiusoli),  risale al 1830, quando furono riuniti vari fabbricati del XVII-XIII secolo. La facciata a sud è ornata da un elegante timpano, mentre all’angolo nord-ovest, spicca una torre settecentesca che sovrasta il cortile cinto di mura, formando, con la casa adiacente, un complesso caratteristico chiamato popolarmente “Corte del muto”.

Palazzo Tubertini, e’ una villa con un’elegante facciata del  Settecento , con loggia a tre arcate a cui si accede da una doppia scalinata. La parte interna è suddivisa in appartamenti.

Palazzo Guidotti, attuale sede di un ristorante, risale al XVI secolo. La facciata e l’interno conservano quasi intatte la forma e le decorazioni aggiunte dai restauri settecenteschi.

CHIESA DI SAN LORENZO Le origini della Chiesa di San Lorenzo  sono sconosciute, anche se traccia della sua esistenza si deducono da un documento antico del 1146. Nel Trecento  venne affidata ai Servi di Maria, che si occuparono del suo ampliamento e dell’arricchimento degli interni tramite un fonte battesimale e un chiostro. La chiesa nella sua fisionomia attuale fu completata nel XVII secolo, con l’innalzamento della cupola della cappella maggiore. Il primo importante restauro fu realizzato nel Settecento, quando fu progettato anche il portale d’accesso. Il Capitolo è la parte più antica del monumento e custodisce le Statue di San Sebastiano e San Lorenzo, patroni del paese, attribuite a Filippo Scandellari (1717-1810), autore della scultura policroma della Madonna Addolorata. Pregevole il pulpito ligneo (1578), scolpito da un tale “Maestro Giulio da Budrio” e l’organo restaurato, risalente a metà dell’Ottocento, che partecipa annualmente alla Rassegna organi antichi.

CHIESA DI SAN DOMENICO Fondata nel 1605 dalla Confraternita del SS. Rosario, la chiesa fu affidata nel 1615 ai frati domenicani che vi rimasero fino all’epoca napoleonica, quando il convento e la confraternita vennero soppressi. L’interno della chiesa custodisce alcune preziose tele di epoca seicentesca: la grande pala dei Misteri del Rosario e l’Assunta, del bolognese Alessandro Tiarini ; il San Giovanni Battista e San Pietro Martire di Francesco Albani; il San Vincenzo Ferreri di Ubaldo Gandolfi, e la Santa Rosa da Lima, del budriese Gian Battista Caccioli. L’edificio sacro ha davanti uno spazioso portico a tre arcate dell’ultimo decennio del XVII secolo. Oggi l’ex-convento è sede di una Casa protetta per anziani.  

CHIESA  SS. GERVASIO  E PROTASIO Appena fuori dal centro abitato, è una delle pievi piu’ antiche della diocesi bolognese. Le sue origini altomedievali sono testimoniate da alcune epigrafi romane e longobarde (V-VIII secolo) murate sotto il portico e dall’antica chiesa sommersa situata sotto il pavimento della struttura attuale, scoperta nel XVIII secolo ricolma di fango, accessibile solo nella parte absidale. L’elegante forma architettonica attuale si deve a un rifacimento del Settecento, mentre all’interno, a tre navate, emergono la croce carolingia (828 d.c.) di marmo bianco e l’antico fonte battesimale, ricavato da un capitello di epoca tardo-romana. Le cappelle laterali  sono adornate da opere pittoriche della scuola di Albani e Guido Reni.

TEATRO CONSORZIALE  Nacque nel 1672 come teatro privato di un’abitazione borghese, casa  Sgarzi, aperto al pubblico per rappresentazioni e balli, divenne proprietà della Municipalità di Budrio nel 1802, e, dopo la parentesi napoleonica, fu assegnato al Consorzio dei Partecipanti, da cui il nome Consorziale. Al primo Ottocento risale il rifacimento interno in stile neoclassico, coincidente col periodo piu’ fulgido del teatro con una fervida attività di spettacoli, specialmente  nei periodi di Carnevale e della Fiera di S. Lorenzo. Utilizzato come alloggio per militari durante la prima guerra mondiale, ospito’ comizi, assemblee  e fu adibito a sala cinematografica alla fine del conflitto. Per i gravi danni subiti durante la prima guerra mondiale, tra il 1924 e il 1928 fu completamente ricostruito con un impianto a campana, due ordini di gallerie rette da sottili pilastrini  in ghisa e una terza gradinata centrale. L’inaugurazione avvenne il 6 ottobre 1928 con La Gioconda di Ponchielli. Nel 1932 venne sciolta la partecipanza e il teatro passo’ nelle mani del Comune. Una ricca stagione teatrale viene organizzata ogni anno da ottobre a maggio con prosa, balletti, lirica, teatro ragazzi e dialettale. Nel 2005 si è tenuta la celebre esibizione dell’Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado.

MUSEO DELL’OCARINA Allestito negli spazi annessi all’Auditorium e intitolato, e’ dedicato all’originale flauto popolare in terracotta, in grado di vibrare con diverse  tonalità. L’ocarina fu inventata dal budriese Giuseppe Donati nel 1853 e la sua diffusione  destò grande curiosità ed espansione a livello  internazionale,( tanto da esser prodotta da budriesi emigranti  a  Londra e Parigi), amplificata dal concerto del primo gruppo ocarinistinico  budriese  al Moulin Rouge. Il museo illustra l’evoluzione di questo  speciale strumento musicale, a forma ovoidale allungata, come una piccola oca senza testa, con un’imboccatura a lato e con il corpo scolpito da fori che, scoperti gradualmente  soffiando nell’imboccatura, si estendono fino all’undicesima nota. Centinaia i pezzi  in esposizione, di varie dimensioni, con ampio risalto alle tecniche di costruzione e ai repertori musicali tradizionali, note  bibliografiche e la storia dei gruppi ocarinistici locali, che dal 1865, hanno portato Budrio agli onori del mondo. Ogni due anni (dispari) si tiene in primavera  il Festival dell’Ocarina, richiamando musicisti e appassionati da ogni latitudine. Il Museo è stato intitolato nel 2011 a Franco Ferri, fondatore della Scuola Comunale di Ocarina

MUSEO DEI BURATTINI Allestito nel 2000, raccoglie varie e originali collezioni di burattini e marionette. I materiali sono conservati in due sedi attigue: quelle del Museo (accesso via Garibaldi) e quelle della cosiddetta Casina del Quattrocento, ( accesso dal cortile del museo stesso o da via Mentana).  Negli spazi affacciati su via Garibaldi sono esposte le collezioni Liliana e Marino Perani e Cervellati-Menarini (oltre 100 burattini della prima metà del Novecento e materiali di lavoro dei burattinai bolognesi). Nella Casina del Quattrocento è presentata parte della collezione di  Zanella-Pasqualini.  Si tratta di ben 1.200 oggetti raccolti in oltre venti anni di appassionata ricerca sul teatro di animazione italiano e asiatico: testimonianze dell’importante tradizione regionale, una ricca raccolta di marionette, alcune delle quali hanno dignità d’opera d’arte, pupi siciliani del primo Novecento e un antico e rarissimo pupo napoletano. Nel cortiletto che collega la sede di via Garibaldi con la Casina del Quattrocento si organizzano, nei periodi estivi, spettacoli ed attività culturali.

VILLE DI BAGNAROLA La paludosa Balnearola, una volta bonificata e divenuta floridissima, diviene meta eletta per erigere grandiose residenze di campagna da parte del le più prestigiose famiglie dell’aristocrazia bolognese, nel periodo compreso tra il Cinquecento e il Settecento. Autentica sintesi di tutta la civiltà delle ville del Bolognese, Bagnarola esprime i valori più alti nel complesso dei Malvezzi-Campeggi, definito la “Versailles bolognese”. Costituito dalle ville dell’Aurelio e del Floriano, presenta una pianta a ferro di cavallo con ampio e lungo porticato in cui si svolgeva una grande fiera. Accanto si trova Palazzo Odorici, chiamato palazzo di Sopra, a cui corrisponde, a nord, il palazzo di Sotto, cinquecentesca villa che il Conte Ferdinando Ranuzzi-Cospi trasformò nel XVIII secolo, dandole l’aspetto attuale con lo splendido loggiato a tre archi. Ai lati, sulla stessa linea, sorgono due edifici rustici porticati.  Due eleganti e identici prosappetti di chiese chiudono la scenografia: la prima è una vera cappella dedicata all’Assunta, mentre la seconda nasconde una grande “neviera” utilizzata come dispensa sotterranea. Villa Ranuzzi-Cospi ospita dal 1986 le attività della rinata “Accademia letteraria dei Notturni”. La villa si presta  per le occasioni piu’ disparate, da ricevimenti solenni e ufficiali a cerimonie private, da convegni e pranzi congressuali a cene storiche e d’autore sino a eventi musicali, letterari e teatrali.

 

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