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ARIANO NEL POLESINE

ARIANO NEL POLESINE

Ariano nel Polesine è un comune italiano di 4 267 abitanti della provincia di Rovigo, in Veneto.

IL PO, LINEA DI CONFINE
Da sempre il Po di Goro, ramo più antico del Delta, è stato linea di confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Ferrara ed i rapporti tra i due Stati spesso sono stati molto tesi, per non dire belligeranti.
Ariano, quindi, ha dovuto soccombere alle tirannie ora degli uni ora degli altri e si è trovata ad appartenere a questo o a quello Stato cui doveva, nolente o volente, ubbidienza e fedeltà.
E proprio per la delimitazione dei confini, nel 1481 e 1482, l'Isola di Ariano divenne teatro di una tra le più cruente guerre tra la repubblica Veneta e il Duca di Ferrara che, dopo aver stretto rapporti con Napoli, Firenze e Milano, fece irrompere la sua cavalleria nel Veneto, attraverso la zona di Loreo, per combattere gli Stati Veneti.
Altre lotte seguirono nel 1585 tra la Repubblica di Venezia e il Duca Alfonso e sempre a causa dei confini tra Loreo ed Ariano.
Le dispute si fecero accese nel 1586 quando il Duca pose delle palificate al Porto di Magnavacca per beneficiare della pesca di Comacchio.
Finalmente, dopo lotte cruente e passaggi da uno Stato all'altro, in seguito a laboriose trattative, il 15 aprile 1749 per le genti di Ariano venne stipulato il trattato internazionale tra Papa Benedetto XIV ( bolognese) e il Doge Pietro Grimani e nel 1751 fu completata l'opera di demarcazione del confine dell'Isola con la posa di grandi pilastri in cotto sui quali erano murate, da bande opposte, due lastre di marmo recanti, in bassorilievo, i simboli dei rispettivi Stati:il Leone di San Marco con la scritta "Pax tibi, Marce Evangelista meus" per la Repubblica Veneta e la Tiara con le chiavi per lo Stato Pontificio.

Quercia di San Basilio

Quasi in località San Basilio, seguendo il percorso della strada arginale che dal capoluogo conduce verso l'omonima frazione, ci si imbatte un in maestoso albero che si erge solitario in mezzo alla campagna circostante, addossato all'argine sinistro del Po di Goro.
È una farnia (Quercus robur) di oltre 500 anni. La sua circonferenza a metri 1,30 dal suolo è di 6.15 metri, mentre la sua altezza è di circa 26 metri. È sopravvissuta per la sua posizione periferica e perché era una pianta usata come segna confine (viene citata in documenti di oltre 500 anni fa).
Ha un valore anche scientifico perché costituisce una delle ultime piante testimoni dell'antico bosco che ricopriva la Pianura Padana. In dialetto locale viene chiamata "el rovere" o "la rovra" che impropriamente fa riferimento a una quercia dello stesso genere ma appartenente a un'altra specie: la Quercus petraea, che però non riuscirebbe a sopravvivere con l'apparato radicale parzialmente immerso nell'acqua per lunghi periodi.
L'habitat particolare e questa posizione marginale a ridosso della riva del fiume Po ha salvato la pianta dall'utilizzo umano, causando però sofferenza all'apparato radicale della stessa; considerando che queste piante possono raggiungere i 50 metri di altezza.
Un fulmine l'ha gravemente danneggiata nel 1976. Dopo un primo intervento di risanamento nel 1995, rivelatosi nel tempo insufficiente, nel 2002 l'Ente Parco, con la collaborazione del Comune e dell'Università di Padova, ha effettuato un progetto di risanamento consistente in indagini e analisi di campioni, potatura delle parti secche della chioma e ripulitura del tronco per tentare di bloccare l'avanzata della carie, ottenendo un miglioramento della situazione.
Come evidenziato dalla foto, dopo questi interventi di potatura la pianta ha perso la simmetria, con il lato verso l'argine, a sud-ovest, più pesante perché molto più ricco di rami e foglie. Martedì 25 giugno 2013, complice vento da nord-est, la quercia di San Basilio si è spezzata e la chioma si è adagiata sull'argine.

CHIESA DI SAN BASILIO

La chiesa di San Basilio è un edificio sacro sito a San Basilio, frazione del comune di Ariano nel Polesine. Piccola chiesa dalla semplice architettura romanica, venne eretta nel IX secolo dai benedettini di Pomposa nello stesso luogo di una precedente struttura edificata presumibilmente nell'Alto Medioevo, tra il IV e il V secolo, luogo di culto della più antica comunità cristiana del Polesine.

Oggetto di un restauro conservativo al termine del XX secolo che ne ha restituito l'aspetto medioevale, unico in tutto il territorio polesano, è officiata e visitabile, presentando inoltre alcune interessanti curiosità storiche e tradizionali legate al sarcofago presente sul suo sagrato e a un'antica colonna marmorea, sita in una nicchia accanto all'abside citata in alcuni documenti storico-ecclesiastici come miracolosa.

La leggenda narra che all'interno sono conservati i resti dei paladini di Francia che costruirono l'oratorio. Proprio nel IX secolo i soldati di Pipino, figlio di Carlo Magno, passarono da San Basilio durante la guerra contro i veneziani.

 





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