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MALALBERGO

MALALBERGO

Malalbergo (8.061 abitanti) si estende nella pianura della Bassa bolognese nei pressi dell’argine del Reno e al confine con la provincia di Ferrara. Il territorio fa parte dell’Unione Terre di Pianura, ed include le frazioni di Altedo, il nucleo urbano più  popoloso, Casoni e Pegola. Anticamente nota come Maletum, luogo malsano secondo alcune fonti, ricco di meli per altre. A Mal venne aggiunto Albergo, per la presenza di un antico Hospitale malmesso che accoglieva viandanti, mercanti e pellegrini, tappa intermedia verso Ferrara e Venezia,  funzione svolta dall’antico porto sul Navile. Una pista ciclabile lunga 14 km conduce fino ad Altedo, patria naturale dell’Asparago Verde IGP, coltivato su queste terre dai lontani anni Venti e  indicazione geografica protetta dal 2003, festeggiato dalla Sagra a lui dedicata, protagonista assoluta con la 49°edizione nelle ultime due settimane di maggio.

PALAZZO MARESCALSCHI Costruito verso la  metà del Settecento, Palazzo Marescalchi è uno dei pochi edifici di valore storico scampati al bombardamento del 19 aprile 1945. Fu acquisito dal Comune nel 1911 ed al suo interno ospitò a lungo la locale Cooperativa di Consumo del Popolo. Interamente restaurato e caratterizzato da una pregevole facciata, fu inaugurato il 18 dicembre 1982.  Oggi, nella sua nuova pubblica veste, è sede della Polizia Municipale, dell’elegante e ricca Biblioteca Comunale, e centro di aggregazione giovanile.

PALAZZO DELLA DOGANA Fu innalzato nel 1583 dalla Gabella Grossa di Bologna come sede del Capitano del barcheggio del Porto di Malalbergo con funzione di dogana tra lo Stato Pontificio e il Ducato Estense, collocandosi tra il corso del Canale Navile e il Canal Morto. Alle spalle del palazzo andava a morire il corso e la navigazione superiore del canale Navile tra Bologna e Ferrara. In questo tratto qui si trasbordavano merci e passeggeri su barche poste nel Canal Morto o Conca, un canale adiacente e identificato dalla cartografia antica come navigazione inferiore. Il traffico commerciale fu incrementato dall’inaugurazione nel 1775 del nuovo sostegno che permetteva una navigazione senza interruzioni con il Po di Primaro. L’inglobamento del Ducato Estense nello Stato Pontificio rallentò inevitabilmente i traffici e l’importanza del palazzo, che tuttavia rimase un punto di riferimento a disposizione per facchini, commercianti e operatori portuali. Fu ribattezzato popolarmente col nome di Casermone, quando divenne sede della Gendarmeria Napoleonica e della Guardia Nazionale, una volta cessata l’originale funzione portuale. L’edificio conserva sulla parete sud una settecentesca colonnina di marmo che serviva per la misurazione del livello delle valli circostanti e sulla parete est una lapide del 1583 posta dalla Gabella Grossa.

PALAZZO VENTURI Edificato nel 1874 su disegno di Francesco Sarti in località Bastia, è un tipico esempio di palazzo padronale voluto dal conte Cesare Scarselli. Nei primi anni del XX secolo divenne sede dell’azienda agricola di Brenno Venturi che adibì soltanto una piccola parte dell’edificio ad abitazione utilizzando i vani come magazzini per lo stivaggio del riso e ricovero degli attrezzi agricoli. Nello stesso borgo sorge anche un piccolo oratorio, originariamente dedicato a Santa Maria della Valle e fatto edificare dalla famiglia Guastavillani che lo cedette insieme al resto dell’azienda agricola ai Scarselli. La dedicazione alla Madonna del Rosario è dei primi del Novecento.

LA LOCANDA Le persone di Altedo  l’hanno ribattezzata Locanda Napoleone, così soprannominata per le due storiche soste in loco del generale francese datate 3- 20 luglio 1796. Nacque per volontà del Conte Ferdinando Marescalchi nel Settecento, adibito prima ad osteria, e poi trasformato nel 1795 come stazione di sosta per la nuova “Posta cavalli” della linea di collegamento Bologna-Ferrara. Gli interventi di restauro sotto le gestioni delle famiglie Poggi e Baccilieri  che stravolsero gli ambienti interni e l’aspetto originario, trasformandolo in ristorante, non hanno scalfito la nostalgia per un pezzetto di storia che giace in attesa di un nuovo riuso. 

TORRE GNUDI In Via Boschi sorge l’edificio, che tutti gli Altedesi chiamano affettuosamente “al pipulot”, alto 6 m e con una base di 4,5 m, non è facilmente databile a causa dei numerosi rimaneggiamenti e per la mancanza di fonti scritte.  Sorge nel borgo di Uberseto, sulla sponda destra del Savena, a qualche chilometro dal centro di Altedo.  Sicuramente nei primi anni dell’Ottocento i marchesi Gnudi, proprietari della torre, di vasti terreni ed anche degli edifici circostanti, adibirono la parte inferiore della torre a ghiacciaia (una delle prime “conserve” della zona) e la parte superiore a colombaia. Sul finire dello stesso secolo fu ricavata in essa una piccola abitazione che fu abbandonata solo verso la fine degli anni Settanta.

CHIESA S. ANTONIO ABATE Assente nell’antico elenco delle chiese del contado bolognese, la chiesa dedicata a S. Antonio, sorto probabilmente verso la fine del Trecento con titolo di parrocchia, coincise con la notevole espansione commerciale della via fluviale del Navile, che proprio nel XIV secolo iniziò a rappresentare per i commerci bolognesi un’arteria importante verso Venezia e Ferrara. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito vari ampliamenti ed il pavimento è stato più volte innalzato per evitare che le acque del Navile lo sommergessero. All’interno sono custodite alcune opere di pregio tra cui “Madonna col Bambino e i SS. Francesco d’Assisi e Antonio Abate” ; tela attribuita al pittore bolognese Bartolomeo Massari, allievo di Ludovico Carracci. L’intero edificio ecclesiastico fu gravemente danneggiato durante i bombardamenti del 19 aprile 1945 che devastarono il paese. Dopo aver trovato momentaneamente ospitalità in un sotterraneo del Palazzo Marescalchi, poi in una vasta sala, il 15 aprile del 1952 venne inaugurata la nuova chiesa, di stile romanico moderno, che sorge sulla precedente, spostata all’interno di circa 8 metri. La consacrò personalmente il cardinale di Bologna monsignor Giacomo Lercaro.

CHIESA DI ALTEDO Fra tutti i luoghi di culto del contado circostante, la chiesa intitolata a S. Giovanni Battista e l’unica ad aver mantenuto intatte le sue linee architettoniche esterne nonostante i numerosi restauri secolari. La prima chiesa, esistente nel XII secolo, fu dedicata a Sant’Eutropio e probabilmente era ubicata nelle vicinanze del monastero dedicato allo stesso Santo.  Nel 1231, centocinquanta famiglie lombarde acquistarono dal Senato bolognese il territorio posto nella “Valle dei Conti”, odierno territorio di Altedo e di Minerbio.  Il contratto fu firmato il 24 giugno e i nuovi residenti, per festeggiare questo evento, dedicarono a San Giovanni Battista i luoghi di culto dei due centri in onore del Santo ricordato quel giorno dal calendario ecclesiastico. Una delle opere di maggior pregio conservata al suo interno è Pala dell’Altare Maggiore, tela cinquecentesca attribuita al pittore bolognese Prospero Fontana (Bologna 1512 – ivi 1597) raffigurante la Natività di San Giovanni Battista.  Di pregevole fattura tre interessanti “croci processuali” appartenenti alle Confraternite del “”SS. Sacramento” e del “SS. Crocefisso”. Sono presenti alcune sculture di pregio e tra esse spicca quella raffigurante Santa Rita da Cascia.  L’antica torre campanaria conserva un orologio, achitettato nel 1734, da Carlantonio Facchini, con una curiosa peculiarità: lo scorrere del tempo viene segnalato da una sola lancetta. 

ORATORIO BEATA VERGINE DELLA MERCEDE Sito in Via dei Boschi in località Scarani, l’oratorio è uno dei pochi ancora esistenti e ben conservati, edificato nel 1772 per volere della nobile famiglia Scarani e dedicato alla Beata Vergine della Mercede. Conserva sull’altare un riquadro raffigurante la Madonna della seggiola, copia del famoso dipinto di Raffaello che si trova a Firenze presso Palazzo Pitti. 

OASI LA COMUNE E LA VALLE Per gli amanti della natura si segnalano ben sei zone umide permanenti presenti sul territorio comunale, cinque “Aziende FaunisticheVenatorie” e un’ “Oasi di protezione della Fauna Selvatica”. L’antica Oasi Valle La Comune, di proprietà privata, si estende per una sessantina di ettari in un’area umida rettangolare. Il paesaggio  è molto simile a quello dei boschi planiziari dell’antica pianura padana: piccole paludi, più o meno profonde, occupate da canneti si alternano a strisce di terreno asciutto dove crescono pioppi, salici, olmi e farnie e i rarissimi fior di loto, apparsi nella vasca retrostante la casa del guardiano. Fra le canne e gli alberi di questa valle nidificano gli aironi cinerini. Gli “abitanti” delle valli sono numerosissimi:  tra le tantissime specie di uccelli, spiccano il germano reale, la marzaiola, il martin pescatore, l’airone bianco, il cavaliere d’Italia, la cicogna, il gufo, la civetta, il falco di palude.  Da qualche anno si assiste al ritorno delle “spatole”, uccelli simili alle cicogne, con un caratteristico becco a forma di spatola, assenti da queste latitudini da ben trecento anni. La Valle La Comune ospita per alcuni giorni all’anno una cicogna nera che viene qui a riposarsi e a rifocillarsi durante il suo periodo di migrazione. Apposite visite guidate organizzate dal Comune consentono un’osservazione approfondita dell’area.


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