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SUZZARA

SUZZARA
Con i suoi 21.400 abitanti, Suzzara è uno dei comuni più popolosi della provincia di Mantova. Il nome deriva dal latino “sub Zara” ovvero “sotto lo Zara”, nome che identifica una diramazione dell’Oglio che sfociava nel Po. Storicamente contesa tra Mantova e Reggio Emilia, tra il 1010 e il 1313, Suzzara fu molto attiva nel periodo del Risorgimento italiano e si sviluppò come patria del socialismo sin dai suoi primordi. Questo contribuì alla nascita dell’industria di costruzione di macchine agricole, tra cui si distinse la ditta Fratelli Casali (oggi Iveco), fondata nel 1891 che rese la città il primo polo industriale del mantovano. È nota come la Città del Premio per il rinomato Premio Suzzara, che si svolge ogni due anni nella omonima Galleria d’arte.

GALLERIA DEL PREMIO SUZZARA
Il museo permanente Galleria del Premio Suzzara presenta una parte consistente e significativa di una ricca collezione di opere raccolte a partire dalla prima edizione del Premio Suzzara sino ad oggi. Il Premio di pittura, istituito nel 1948 da Tebe Mignoni, sindaco dell’omonima cittadina, su proposta di Dino Villani e con il sostegno di Cesare Zavattini, si distinse da analoghe iniziative del tempo per due ragioni: la composizione della giuria e il carattere dei premi. La giuria non doveva essere composta soltanto da esperti (galleristi, storici e critici d’arte, giornalisti), ma anche da un operaio, un impiegato e un contadino. I premi, messi a disposizione dai contadini e dagli operai di Suzzara, erano i prodotti del lavoro e della terra (una forma di formaggio grana, un vitello, una cucina economica, un fusto di vino, burro, salami, polli, uova…). L’idea originale che decretò il successo del Premio fu quella di equiparare i prodotti dell’arte a quelli del lavoro, favorendo lo scambio alla pari e adottando come titolo della rassegna “Lavoro e lavoratori nell’Arte”. Il Premio orientò subito la propria attenzione verso quella linea realista dell’arte, particolarmente attenta alle problematiche sociali.
Le opere premiate, rimanendo di proprietà comunale, hanno costituito nel tempo un ricchissimo patrimonio storico-artistico, che annovera presenze quali Renato Guttuso, Aligi Sassu, Renato Birolli, Bepi Romagnoli, Giuseppe Zigaina e Antonio Ligabue
La Galleria del Premio ha ospitato tantissimi laboratori con molte classi di ogni ordine e grado e decine di studenti liceali con un eccellente programma di alternanza scuola-lavoro. Anche in termini di eventi e cultura offre tantissimo.

TORRE CIVICA
Da quasi settecento anni simbolo della Città (venne eretta nel 1372) la torre civica di Suzzara è recentemente tornata a nuova vita dopo i gravi danni subiti a causa del sisma del 2012. Per il completo restauro sono serviti due anni di lavoro e risorse per 870mila euro coperti da una polizza assicurativa. La torre civica, unico elemento architettonico rimasto dell’antico castello, fu eretta quando venne costruita la cinta muraria ad opera di Domenico da Bologna sotto il potere di Ludovico I Gonzaga, all’esterno della vecchia cinta medievale, in corrispondenza del ponte che consentiva l’attraversamento del fossato. Inizialmente alta 24 metri, successivamente, nei primi decenni del 1400, fu sopraelevata fino a raggiungere gli attuali 32 metri. Cambiando le esigenze della comunità che viveva attorno alla torre, quest’ultima ha cambiato la propria funzione, divenendo a partire dal 1665 una torre-orologio che per i contadini rappresentava un vero e proprio strumento di lavoro. Oggi questo monumento storico è tornato ad essere anche sede del WWF che ha ripreso l’attività di accompagnamento dei visitatori fino alla cima della torre dove si può scorgere un panorama mozzafiato della città, delle campagne, del Parco S. Colombano, fino a Mantova e oltre, verso le montagne. Chi fosse interessato a prenotare il proprio tour può scrivere a wwfmantovano@gmail.com.


PARCO SAN COLOMBANO
Il Parco San Colombano si estende su una superficie di circa 730 ettari nel comune di Suzzara, nella golena prospiciente gli abitati di Riva e Tabellano. L’area ospita vasti boschi ripariali di recente realizzazione, pioppeti, seminativi, saliceti spontanei, sabbioni, zone umide in corrispondenza di vecchie cave di argilla e “bugni” (caratteristici specchi d’acqua originati dalla rottura di un argine in occasione di eventi di piena). La zona nel 1702 fu teatro della sanguinosa battaglia di Suzzara per la successione al trono di Spagna. Oggi, in corrispondenza della chiesa dell’antico villaggio di Riva dedicata al santo irlandese Colombano, sorge il Memoriale della Riconciliazione, un monumento megalitico che richiama la tradizione degli stones circles dell’Irlanda preceltica.

BOSCO URBANO
Il Bosco urbano WWF di Suzzara nasce dall’idea di riprodurre sul territorio urbano un’area tipica della foresta planiziale. L’area ha una estensione di 1,4 ettari. Al suo interno una casetta per alloggio attrezzi, bacheche e paletti con descrizione delle piante.

CHIESA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE
La facciata, di stile tardo neoclassicismo, prospetta sulla porticata Piazza Garibaldi. La costruzione della chiesa, progettata dall’ingegnere mantovano Antonio Arrivabene, risulta conclusa nel 1854 dopo che era stata demolita la quattrocentesca chiesa di San Biagio, la prima parrocchiale “fuori castello”. Nel 1956 è stato attuato un ampliamento nella zona del presbiterio; tra il 1953 e il 1955 il pittore mantovano Alessandro Dal Prato ha dipinto nel catino absidale scene imperniate soprattutto sul sacrificio di Cristo e sulla chiesa orante e militante. Anche i quattro evangelisti nelle vele della cupola e le vetrate ai lati dell’altare maggiore sono opera di Dal Prato. Nell’interno della chiesa un “ex voto” per la peste del 1576  (proveniente dalla demolita chiesa domenicana della Beata Vergine della Misericordia), attribuibile a Teodoro Ghisi, ricorda la riconoscenza della città salvata dalla peste per intercezssione di San Sebastiano. Un crocefisso ligneo, di autore ignoto, denota caratteristiche lombarde e venete della prima metà del Cinquecento. Opera di Francesco Van Den Dick e di poco antecedente la fine del Seicento è una tela con l’effige di San Longino con il Sacro vaso; il soldato, legato alla tradizione mantovana del Sangue di Cristo, è raffigurato con una ricerca dinamica e scenografica.

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