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BARDI

BARDI

Nella Valle del Ceno si trova Bardi con circa 2170 abitanti, famosissimo il Castello.

Il Castello di Bardi   La Fortezza di Bardi, in provincia di Parma, edificata sulla cima di uno sperone roccioso di diaspro rosso, domina la confluenza del torrente Noveglia con il Ceno.
Il primo documento ufficiale, datato 898, è l’atto di acquisto da parte di Everardo, vescovo di Piacenza, che lo trasforma in luogo di ritiro e rifugio contro le possibili invasioni degli Ungari.
Nel 1257 Ubertino (Albertino) Landi acquista dal Comune Piacentino le Valli del Taro e del Ceno e si impossessa della struttura.
Da questo momento la famiglia, originaria di Bobbio (Piacenza), trasformerà, nell’arco di quattro secoli, l’antica fortezza in lussuosa residenza principesca.
Grazie a un’astuta diplomazia e a un’attenta politica di matrimoni i Landi ottengono l’autonomia dalla giurisdizione comunale piacentina: la signoria di Milano rappresentata dai Visconti e dagli Sforza riconosce loro ampia autonomia di governo.
Inoltre, a seguito della posizione ghibellina della dinastia, nel 1551 l’imperatore Carlo V nomina Agostino Landi principe di Borgotaro, Marchese di Bardi, Conte e Barone di Compiano, a capo di ciò che passerà alla storia come “Stato o Principato Landi”.
Con il medesimo decreto conferisce alla casata piacentina l’importante privilegio di battere moneta, con propria zecca, pratica che sarà portata avanti da Federico.
L’assenza di eredi maschi porterà Maria Polissena a essere l’ultima discendente del casato.
A seguito del suo matrimonio con Gian Andrea Doria il castello viene venduto, nel 1862, dal figlio a Ranuccio II Farnese.
Il duca di Parma e Piacenza rovescia le insegne dei Landi e sostituisce il proprio stemma ma né lui, né i successori apportano alcuna modifica sostanziale alla struttura castellana.
Da questo momento in poi quello che era stato un florido stato di montagna diviene sempre più periferico; estintasi la famiglia Farnese nel 1731, Bardi e il suo castello seguono le sorti del Ducato, passando ai Barbone, ai Francesi, nuovamente ai Borbone, fino all’annessione al Piemonte.
Con l’unità d’Italia la fortezza diventa carcere militare fino a quando, nel 1868, viene ceduta all’amministrazione comunale che la trasforma in sede di uffici pubblici fino agli anni ’80.
Negli ultimi decenni, una serie di interventi volti al restauro, alla conservazione e valorizzazione del bene lo hanno riportato ad antico splendore aprendolo fortunatamente al pubblico.

Fantasma del castello di Bardi La vicenda del fantasma del castello di Bardi viene da lontano, ma ha inizio ufficialmente nel 1995 con diverse segnalazioni.
Due giornalisti, Gianni Santi e Daniele Kalousi, se ne interessano, pernottando all’interno della fortezza.
Fotografano una forma instabile e lattiginosa che si materializza alle spalle di uno dei due.
Non mancano le polemiche sull’attendibilità delle foto: accuse propaganda da un lato e di pregiudizio dall’altro.
E’ solo alcuni anni più tardi quando nel 1999 il castello di Bardi entra con pieno diritto fra i luoghi più infestati d’Italia.
Daniele Gullà e Michele Dinicastro entrano nella fortezza di Bardi accompagnati da due medium fiorentine, un biologo e alcuni tecnici di laboratorio armati di strumentazione fra cui una termocamera, uno strumento in grado di catturare le variazioni di temperatura all’interno di un ambiente.
E lo spirito di un cavaliere in armatura si manifesta.
La stessa armatura del cavaliere venne fatta risalire al XV secolo circa, periodo in cui si sarebbe consumata la tragedia di Moroello e Soleste secondo la leggenda.

Rilievi scientifici  La base del mastio, in prossimità della quale si dice essere caduto il corpo di Soleste, è da anni soggetta a studi e ricerche notturne.
Attraverso sofisticate apparecchiature elettroniche, esperti del paranormale indagano quell’area.
Il fantasma di Moroello, nell’arco dei secoli, è infatti apparso nei pressi della torre, a volte accompagnato da una sommessa e triste musica.
Negli ultimi anni gli avvistamenti si sono fatti più frequenti anche da parte di visitatori e studiosi del Dipartimento di Ricerca del Centro Studi Parapsicologici di Bologna.
Nel 1999 Michele Dinicastro e Daniele Gullà, si recarono in castello accompagnati da due medium fiorentine, un biologo e alcuni tecnici di laboratorio.
Erano armati di una strumentazione sofisticata e in particolare di una termocamera, un oggetto in grado di catturare le variazioni di temperatura all’interno di un ambiente.
Fu così che lo spirito di un cavaliere in armatura si palesò in una foto.
La lastra è stata scattata all’inizio della scalinata per mezzo della quale si accede alla sala del boia.
Esattamente in quel punto, le due sensitive, avevano avvertito l’energia più intensa. In una delle 31 foto scattate, appare la misteriosa sagoma di un cavaliere afflitto.
L’esatto momento della manifestazione coincise con l’istante in cui le due medium avvertirono il malessere più acuto.
L’armatura del cavaliere, dopo attenti studi, venne fatta risalire al XV secolo circa, periodo in cui – casualità – si sarebbe consumata la tragedia di Moroello e Soleste secondo la leggenda.
La parte inferiore del busto del cavaliere di Bardi inoltre appare inglobata da una scalinata antecedente all’epoca in cui sarebbe vissuto l’uomo.
Qualcuno ha ipotizzato che altre fonti termiche possano aver alterato l’area producendo la “macchia” comparsa nella lastra.
Tutti i presenti però dichiarano che non vi fossero fonti di calore in funzione. Inoltre, la macchia riprende eccezionalmente i contorni di un essere umano.






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