MONTERENZIO

Monterenzio è un comune di 6.000 abitanti circa della città metropolitana di Bologna, appartenente all’Unione Montana Valli Savena-Idice. Il primo documento che attesta in modo indiretto l’esistenza di un insediamento detto Monte Renzolo (Mons Renzuli) risale al 998, da un placito di Olderico quale giudice dell’Imperatore Ottone III. Appartengono al comune di Monterenzio le frazioni di Bisano, Cà di Bazzone, Cassano, Castelnuovo, Farneto, Pizzano, Rignano, San Benedetto del Querceto, San Clemente, Sassuno, Savazza, Vignale, Villa di Sassonero, Farneto, Cà del Vento, Villa di Cassano, Bisano, Cà Merla, Cà Corradini e Fiumetto.
MUSEO ARCHEOLOGICO Il Museo Archeologico “Luigi Fantini”, intitolato al celebre pioniere delle ricerche sulla preistoria del bolognese, illustra la storia della Valle dell’Idice e dello Zena. L’esposizione si propone di illustrare la storia del popolamento delle due valli dalla preistoria all’età romana, soffermandosi in maniera particolare sul periodo etrusco-celtico, vero protagonista dell’esposizione museale. Accanto agli oggetti della vita quotidiana e alla suggestiva ricostruzione di una capanna i numerosi reperti provenienti dai corredi dei vicini siti di Monte Bibele e Monterenzio Vecchio illustrano efficacemente la fusione culturale tra Celti ed Etruschi avvenuta in queste terre. La straordinaria scoperta di un disco solare in terracotta impreziosisce ulteriormente il già ricco patrimonio del museo. La recente Sezione Tattile, espressamente dedicata al pubblico dei non vedenti, si affianca invece efficacemente al percorso di visita integrandone la fruizione da parte di tutto il pubblico grazie al notevole numero di riproduzioni esplorabili manualmente. La proposta formativa e didattica offre, infine, la possibilità di ulteriori approfondimenti mediante un’ampia scelta di laboratori e percorsi storici, visite guidate al museo e al vicino sito di Monte Bibele.
SAVAZZA La frazione di Savazza è costituita da un piccolo nucleo urbano di poche case, sviluppatosi alla fine del secolo IX, attorno ad un mulino che fungeva anche da locanda per i viandanti. All’interno delle locanda campeggiava la scritta (in dialetto locale): “Que s’magna ben e s’bevv dal bon ven ch’ogni furestir s’avvazza”, ovvero “Qui si mangia bene e si beve del buon vino che ogni forestiero si avvezza”. Da quest’ultima parola (s’avvezza) deriva il nome della località.
