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CAMINATA

CAMINATA

 Piccolo centro agricolo della Val Tidone, Caminata costituisce uno dei più piccoli comuni della regione dalla storia millenaria.

Camminamenti segreti (da cui probabilmente trae il nome), oggi murati, torri, botteghe medioevali sono le caratteristiche del borgo, già dogana tra lo Stato Sabaudo ed il Ducato di Parma e Piacenza.

Da vedere, oltre al suo borgo con le caratteristiche case in sasso, la Chiesa dei Santi Sinforiano e Timoteo.

La zona rientra nel percorso delle ippovie " Andando per castelli".

 Da vedere

L’aspetto di Caminata, oltre al toponimo, rivela le sue origini di borgo fortificato, vedetta sul Tidone in una terra di confine e di passaggio.
Da nord si accedeva al villaggio tramite la strada di Pieve Stadera e Torre Gandini (Via della Torre), uscendone a sud attraverso il tragitto verso il Tidone (Via del Tidone).
Altre due porte si aprivano ad est (conducendo lungo l’attuale Via Vittorio Emanuele II) e ad ovest (Via degli Olmi).
Angusti vicoli solcano la pianta del paese, ma il sistema difensivo più interessante del borgo è anche quello più nascosto agli occhi: si tratta di una serie di camminamenti sotterranei tra le case, in comunicazione tramite aperture negli scantinati, cortili e loggette, che rendevano possibile la fuga verso la campagna in caso di assedio.
Due i principali percorsi: uno è circolare e parte ed arriva alla Casa dei Preposti in Via dei Portici, passa in Via Vittorio Emanuele attraverso il Municipio (ex Palazzo Cozzi) e, si snoda tra le abitazioni per tornare in Via dei Portici, dove una viuzza consente la fuga in campagna.
L’altro partiva da Via degli Olmi, arrivando vicino al Tidone tramite i passaggi tra le case.
Un altro apparato difensivo-offensivo era costituito dalle case-torri: due sono le caminate oggi identificabili con sicurezza, entrambe sulla sinistra arrivando dal basso: una è in Via Vittorio Emanuele II, l’altra è in Piazza Maggiore.
La prima è una casa-torre dalle solide mura in pietra che reca la data “1622” su una parete.
La seconda è una torre accanto alla quale fu successivamente edificata l’abitazione; nello scantinato ci sono tracce di un camminamento. Anche qui è riportata una data: 1799.
Caminata, inoltre, era ben dotata di magazzini, botteghe e pozzi, per far fronte ai momenti difficili.
Nel periodo feudale fu eretta la chiesa all’interno del recinto murario, per salvaguardare i fedeli. Lo spazio era esiguo e forse furono abbattute alcune abitazioni.
L’edificio sacro aveva pianta rettangolare e, dalla fine del Quattrocento, fu titolato a San Timoteo e San Sinforiano.
Ai primi del XIX secolo coesistevano, l’una accanto all’altra, due chiese: quella diroccata e quella in costruzione.
L’attuale chiesa, dichiarata monumento nazionale, fu edificata in Piazza Maggiore su progetto dell’architetto Pittaluga (il 1796 fu l’anno in cui furono gettate le fondamenta).
L’arrivo delle truppe napoleoniche intralciò la costruzione, ripresa nel 1817.
Si tratta di una struttura neoclassica a croce greca, dotata di cupola sormontata da lanterna.
L’altare neoclassico proviene dalla Fabbrica del Duomo di Milano, mentre il paliotto in arenaria dell’altare dedicato a San Giuseppe, decorato con motivi floreali e arabeschi che incorniciano San Giuseppe col Bambino, proviene forse, insieme a qualche altro pezzo, dalla chiesa più vecchia. La statua lignea che rappresenta la Madonna del Carmine è attribuita a Jan Geernart (XVII secolo); interessanti anche i lavori in ferro battuto.
Nel 1856, anno in cui terminò la nuova chiesa, fu demolita quella fatiscente.
Il campanile del 1776 - una slanciata torre barocca con guglia arrotondata, posta davanti alla chiesa - fu purtroppo distrutto nel 1932.
La nuova torre campanaria fu eretta nel 1933.
Nel 1956, sotto l’area del pavimento della chiesa antica, emerse una fossa comune divisa in quattro scomparti.
Ricordiamo che molto di ciò che sappiamo su Caminata, è dovuto all’appassionato lavoro di ricerca dell’avvocato Aldogreco Bergamaschi (1911 – 1995), che abitò nella casa-torre dei nonni materni, in Piazza del Popolo.
Negli anni Settanta, intorno a lui si radunò una compagnia di giovani (G.R.E.A.S., gruppo per le ricerche etnografiche, archeologiche e storiche, intitolato alla memoria del prof. Emilio Nasalli Rocca) che studiò il paese ed i suoi camminamenti, radunando e catalogando una serie di oggetti per mantenere la memoria storica di queste terre: per un decennio, dalla metà degli anni ’70 alla metà degli anni ’80, gli scantinati dell’abitazione dell’avvocato furono adibiti a museo.
Gli eredi hanno donato il materiale al Comune, che valuterà una riapertura del museo.
Ecco un piccolo elenco delle pubblicazioni sul territorio. Di Aldogreco Bergamaschi: “Un antico borgo fortificato: Caminata Val Tidone” (1959); “La Val Tidone dalla preistoria alla romanità” (1964); “Note storiche sulle Caminate o Case-torri” (1975); “La Caminà” (1983). Del Conte Enrico Clerici e Elvi Costa: “Appunti per una storia di Moncasacco”





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