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Borgo di FIUMALBO

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Due le ipotesi su Fiumalbo: da flumen album, «fiume bianco», con riferimento alle spumeggianti acque dei due torrenti che circondano il borgo; o da Flumen Alpium, a indicare le vicine montagne, in particolare il Cimone, chiamato un tempo “Alpone”.

 

Vecchie case in pietra, per lo più ristrutturate, si affacciano su stradine in pendenza, nella tipica conformazione medievale dei paesi d’Appennino. I boschi intorno formano una corona naturale su cui si impongono le vette del Frignano e il monte Cimone in particolare, che ha aggrappate alle pendici le sparse frazioni di Fiumalbo.

Il borgo ha origini lontane nel tempo, come testimoniano i “casoni”, o capanne celtiche, presenti nel borgo delle Valdare e lungo la strada che da Fiumalbo porta in località Doccia ai piedi del Cimone. Si tratta di edifici rurali a pianta rettangolare in muratura di sasso e malta di terra, alcuni dei quali conservano la copertura di paglia di segala. Queste costruzioni, perfettamente inserite nell’ambiente appenninico, hanno il tetto a gradoni protetto da lastre di arenaria e potrebbero risalire alla discesa dei Celti in Italia nel IV secolo a.C. Sono infatti simili a strutture rurali presenti in Irlanda e Scozia. Reminiscenze celtiche sono anche le “marcolfe”, sculture in pietra che ritraggono volti sgraziati, spesso femminili, poste sulla facciata della casa per intimorire gli spiriti maligni: le due più note sono quella dal volto di lupo, scolpita su un muro a Ca’ de Gabani, e quella ancor più straniante in località Danda.

Lasciamo i Celti e visitiamo il centro storico dove, nella piazza centrale, spicca la chiesa di San Bartolomeo Apostolo. La parrocchiale di Fiumalbo si presenta nel suo rifacimento del 1592; della primitiva costruzione del 1220 – che era più piccola, a una sola navata e interamente in pietra – restano le sculture del portale e del fonte battesimale. I frammenti lapidei di età romanica collocati in fondo alla navata sinistra e dietro l’altare maggiore, denotano l’influenza della scuola di Wiligelmo. La chiesa nuova è stata edificata con i materiali della primitiva, cambiando l’asse di orientamento e trasformando il fianco sinistro in facciata, dove si apre il portale con elegante protiro rinascimentale su mensole. L’interno attuale è a tre navate, con colonne di arenaria e le arcate più antiche scolpite su capitelli toscani; nel Seicento fu sopraelevata la navata mediana dotandola di un soffitto a cassettoni intagliato. Tra le opere pittoriche, ricordiamo la tavola cinquecentesca con Madonna e Santi attribuita al Saccaccino, e un’altra col Redentore di scuola toscana, dello stesso periodo. I due altari lignei sono secenteschi, mentre è del 1494 la croce in lamina di argento firmata dagli orafi modenesi Antonio e Jacopo da Porto, esposta in copia settecentesca al museo di arte sacra insieme ad altri arredi, paramenti e argenterie.

Sempre in piazza, si trova la chiesa dell’Immacolata Concezione, o “dei Bianchi”, perché sede dell’omonima confraternita. Terminata nel 1516, le pareti affrescate dal Saccaccino nel 1534 sono sparite con la ristrutturazione ottocentesca che ci ha consegnato una facciata di forme puriste incorporante il vecchio portale.

Nella piazza a fianco della cattedrale, la chiesa di Santa Caterina, consacrata nel 1601, è detta “dei Rossi” perché antica sede dell’omonima confraternita; oggi ospita il museo di arte sacra. La confraternita si è spostata nell’oratorio di Sant’Antonio, ampliato nel 1708 ma coevo alla chiesa parrocchiale: nei secoli XV e XVI vi si svolgevano sacre rappresentazioni o “misteri”, da cui il nome di “schola”.

All’ingresso del borgo sorge dal 1418 l’oratorio di San Rocco, trasformato nella prima metà del Cinquecento secondo lo stile del Rinascimento toscano. Conci di arenaria perfettamente lavorati e in eleganti proporzioni, rimandano all’apparato decorativo della chiesa di San Bartolomeo. Interessanti gli affreschi firmati e datati 1535 dal pittore carpigiano Saccaccino Saccacini, di cui non sono note altre opere. Le volte a crociera e il pavimento in coccio pesto aumentano il fascino del luogo.

Modificata più volte nei secoli, la chiesa di San Michele Arcangelo, a pianta rettangolare e navata unica, ha l’abside romanico con tre monofore e presenta decorazioni antropomorfe del Duecento. Ampliata nel Cinquecento, ha portico ottocentesco e campanile del 1931. Nell’ultimo restauro sono affiorati affreschi del Quattrocento.

Fuori dal centro storico, oltre il corso del fiume, la chiesa dei Santi Donnino e Francesco è sorta nel 1628 insieme al convento dei Frati Minori ed era annessa all’antico seminario; la ristrutturazione settecentesca ha risparmiato le tele del Seicento e aggiunto altari in stucco e pietra.

 

Il crinale che divide l’Emilia e la Toscana, è anche fonte di unione tra le cucine delle due regioni. E’ così che sulle tavole di Fiumalbo si trovano tortellini e tortelloni di ricotta, zuppa di cavolo nero – il piatto più tradizionale – e tagliata di manzo. Tipici sono i borlenghi farciti con lardo e salumi, e le tigelle, sul cui dischetto è spesso stampata la rosa celtica, a indicarne la probabile origine. E se nei secondi piatti trionfano funghi e cacciagione accompagnati da polenta, il re dei dolci è il croccante, inventato a Fiumalbo – si dice -con ingredienti naturali come miele di castagno, mandorle bianche, zucchero e caramello.

 

Fiaccolata di Carnevale, febbraio: la sera del martedì grasso, seguendo un antico rito propiziatorio, gli abitanti sfilano per il centro storico portando in spalla grandi fiaccole di legno di betulla e stracci con cui infiammano il torrente, dopo aver acceso il rogo per bruciare l’anno passato e i suoi momenti negativi.

Infiorata del Corpus Domini, la domenica del Corpus Domini: processione per le strade del borgo su tappeti floreali creati dagli abitanti, accompagnata dalle confraternite e dalla banda musicale.

Fiera di Luglio, seconda domenica di luglio: stand gastronomici e bancarelle di prodotti tipici.

Festa di San Bartolomeo, 23 agosto: per il suo patrono, il borgo s’illumina con torce, fiaccole, candele, e accendendo di lumini persino il torrente; il santo viene accompagnato in processione dalle confraternite dei Bianchi e dei Rossi, che indossano i tradizionali costumi e portano antichi stendardi. La festa si chiude con i fuochi d’artificio. Il giorno seguente si svolge la fiera, con l’allestimento delle bancarelle per le strade del paese.

Presepe Vivente, 24 dicembre, biennale: dal 1957, ogni due anni, si rievoca la Natività ispirandosi ai presepi domestici, con la popolazione vestita con i panni degli avi e intenta a svolgere antichi mestieri; centinaia di comparse seguono i Re magi a cavallo in un percorso illuminato da fiaccole che si snoda per il centro storico e conduce alla capanna del Bambino.

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Dal 21/10/2020 al 31/12/2020

Prodotto Tipico: borgo



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