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BORGO DI SAN LEO

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Il nome
Il borgo prende nome da San Leone che, giunto insieme a San Marino dalle coste della Dalmazia, avrebbe evangelizzato la zona diventandone il primo vescovo. Il monte su cui poggia San Leo e che dà nome all’intero territorio, il Montefeltro, deriverebbe dal latino Mons Feretri, in quanto, secondo la tradizione, l’attuale luogo della cattedrale di San Leo sarebbe stato occupato da un tempio dedicato a Giove Feretrio.

 

La storia
IV sec., il messaggio cristiano è portato da San Leone, proveniente dalla Dalmazia e compagno di San Marino; la tradizione vuole che San Leone diventi il primo vescovo del Montefeltro, anche se in realtà la diocesi si costituisce tra VI e VII sec., quando intorno alla rocca, a lungo contesa da Goti e Bizantini, si forma il primo nucleo abitato; sull’originario sacrario costruito, sempre da tradizione, dal vescovo Leone, sorge tra VIII e X sec. la pieve; la prima menzione documentata di un vescovo nel Montefeltro è dell’826.
962-63, nella rocca, in mano ai Longobardi, Berengario, re d’Italia, è assediato da Ottone I di Germania, che lo fa imprigionare e restituisce la fortezza alla chiesa, cui era pervenuta come donazione dei Carolingi; l’abitato abbandona l’antico nome di Montefeltro per assumere quello di Civitas Sanctis Leonis in omaggio al patrono.
XII sec., San Leo passa ai signori Montefeltro, stabilitisi qui a metà del secolo.
1284-86, è il breve periodo della libera repubblica; poi San Leo alterna il dominio dei Malatesta di Rimini (tra XIII e XIV sec.) a quello dei loro acerrimi nemici, i Montefeltro di Urbino, che conquistano definitivamente la fortezza nel 1441 con il duca Federico.
1508, con l’estinzione della dinastia dei Montefeltro, il ducato di Urbino, e con esso la contea di San Leo, passa a Francesco Maria I della Rovere e, nel 1516, a Lorenzo de’ Medici; quindi, per concessione del Papa, alla Repubblica fiorentina, per tornare infine in eredità ai Della Rovere.
1631, riprende il dominio diretto dello Stato Pontificio, che utilizza la fortezza come prigione per i suoi nemici fino al 1860, quando anche San Leo entra nel Regno d’Italia.
2006, San Leo con referendum popolare chiede di staccarsi dalle Marche e passare all’Emilia-Romagna, nella provincia di Rimini.

Dai suoi quasi 600 metri d’altezza, la rocca di San Leo domina la vallata del Marecchia e un panorama di boschi, picchi rocciosi e calanchi che si spinge fino al mare. Più sotto, il piccolo borgo è raccolto e compatto, ancora lastricato in pietra e pervaso di una rilassante atmosfera. Le colline sono punteggiate di piccoli abitati, di luci che si accendono col buio, di stradine animate da chi è in fuga dalla movida della Riviera. Siamo nel Montefeltro marchigiano, ma c’è già aria di Romagna.
Iniziamo la nostra visita al borgo partendo dall’edificio più antico, la pieve, che raccoglie intorno a sé il nucleo della città medievale. Costruita in epoca carolingia e rimodernata in età romanica, tutta in conci di pietra, la pieve sarebbe sorta tra VIII e X secolo nel luogo – sostiene la tradizione – dell’originaria celletta in cui San Leone si ritirava in preghiera. L’interno è a pianta basilicale con tre navate separate da pilastri e colonne, innalzati con materiale di recupero di età romana; vi si ammira un ciborio del IX secolo.
In quello stesso secolo, accanto alla pieve fu eretta la cattedrale, consacrata al culto del Santo Leone. A partire dal 1173 (la data è scolpita sul pilastro di una navata) la cattedrale fu completamente rinnovata nelle forme romanico-lombarde in cui la ammiriamo oggi, e unita alla possente torre campanaria di probabile origine bizantina. Realizzata in pietra arenaria, la cattedrale come la pieve ricicla elementi di epoca romana (due colonne e i capitelli).
Nel catino dell’abside centrale del presbiterio è conservato un Crocefisso del XIII secolo, mentre nella cripta le colonne hanno capitelli bizantini. Il nucleo romanico del borgo – pieve, cattedrale e torre – si confronta in piazza Dante Alighieri con gli edifici civili, quali il palazzo Della Rovere, residenza dei conti di Montefeltro e duchi di Urbino, ora sede municipale, il palazzo Nardini (XIII-XVI sec.) dove fu ospite San Francesco nel 1213, e il palazzo Mediceo, costruito dai Della Rovere e rimodernato dai Medici (1517-21). Chiudono la piazza la chiesa della Madonna di Loreto e abitazioni costruite fra il XIV e il XIX secolo.
Distanziata dall’abitato, per evidenti ragioni difensive, è la fortezza costruita in cima a uno sperone di roccia in quasi miracoloso equilibrio. Il primitivo nucleo altomedioevale, in cui dal 961 al 963 il re d’Italia Berengario fu assediato da Ottone I di Germania, venne ampliato tra XIII e XIV secolo, quando i Malatesta riuscirono a sottrarre San Leo ai Montefeltro.
Il mastio medievale, difeso dalle quadrangolari torri malatestiane, fu completamente ridisegnato dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini nel 1479 per volere di Federico da Montefeltro. L’architetto escogitò la doppia cortina che congiunge i poderosi torrioni circolari e la munì del grande rivellino rivolto a sud, sotto il quale pose una casamatta.
La nuova forma doveva consentire di rispondere al fuoco colpendo il nemico con tiri incrociati, da qualunque parte provenisse l’attacco. La fortezza fu protagonista di importanti vicende guerresche durante il periodo rinascimentale, che alimentarono la fama della sua inespugnabilità. Con la devoluzione del ducato di Urbino allo Stato Pontificio (1631), la rocca perse il suo scopo militare e fu adattata a carcere. Nel 1788, poiché le carceri della fortezza erano molto insalubri, il governo pontificio incaricò l’architetto Giuseppe Valadier di apportare all’intera struttura le necessarie migliorie. Dal 1791 e fino alla morte avvenuta nel 1795, vi fu rinchiuso il conte di Cagliostro, uno dei più enigmatici avventurieri dell’età dei Lumi.
Il carcere fu utilizzato anche per molti patrioti antipapalini.
A circa due km dall’abitato si trova il convento di Sant’Igne, la cui fondazione è attribuita a San Francesco. Risale al XIII secolo e conserva, nella piccola chiesa, un affresco con la Madonna in trono con Bambino e Santi (1535) e un pezzo del tronco dell’olmo sotto il quale il santo predicò.




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Dal 01/11/2020 al 30/12/2020

Prodotto Tipico: borgo



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