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Borgo di Gualtieri

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Partendo da piazza Cavallotti e percorrendo via Vittorio Emanuele II, ci s’inserisce in un lungo cannocchiale prospettico chiuso in fondo dalla torre civica. Man mano che ci si avvicina alla piazza principale, l’arco d’ingresso della torre lascia intravedere la facciata di palazzo Bentivoglio, dando l’impressione di uno spazio vasto quanto quello di una fortezza.

Avanzando ancora, ecco che, superata la soglia della torre civica, agli stupefatti visitatori si apre, in tutta la sua potenza simbolica, il magnifico e luminoso spazio quadrato di piazza Bentivoglio (1594-1600), “una delle più belle piazze d’Italia”, secondo lo storico dell’arte Cesare Brandi. E tale doveva già apparire ai suoi tempi, quando aveva contemporaneamente la funzione di piazza pubblica e cortile d’onore del palazzo (oggi occupato da un grande giardino). Protagonista di questa spettacolare regia urbana è il principe – Cornelio prima, Ippolito poi – con l’aiuto dell’ingegnere, architetto e scenografo Giovanni Battista Aleotti detto l’Argenta, attivo a Ferrara e a Parma, dove dieci anni dopo avrebbe realizzato il Teatro Farnese. Il complesso urbano di Gualtieri è stato progettato, come altre città nuove del Rinascimento, integrando il vecchio borgo nella nuova sistemazione. Nella piazza confluiscono tre strade che aprono la prospettiva sulle tre emergenze principali: il palazzo, la chiesa e la torre.

Il palazzo Bentivoglio, voluto da Ippolito, figlio del marchese Cornelio, fu realizzato dall’Aleotti contemporaneamente alla piazza. Nella parte retrostante vi era un grande giardino che arrivava fino al Po ed era l’approdo per gli ospiti che giungevano a Gualtieri via acqua. Un secolo dopo il palazzo era già in fase di declino. Nel 1750 il Comune lo acquistò dagli Estensi e ne demolì gran parte. Resta intatto solo il lato prospiciente la piazza. Sull’ala sinistra fu costruito nel 1775 il teatro. Notevoli i cicli pittorici che si sono conservati a palazzo: si tratta di un affresco al piano terra e diverse sale al piano nobile. Decorazioni, stucchi e pitture raccontano una mitologia padana cresciuta all’ombra della storia di Roma, dell’Eneide e dei poemi cavallereschi. Come i Gonzaga a palazzo Te, anche i Bentivoglio, in piccolo, vollero il loro Salone dei Giganti, affrescato con il ciclo della Gerusalemme Liberata da Pier Francesco Battistelli e i suoi aiuti.

Nel 1600 fu ultimata anche la chiesa di Santa Maria della Neve: dell’edificio bentivogliesco rimane solo la facciata progettata dall’Aleotti, ben integrata nei portici della piazza. Sopra il timpano s’innalzano cinque piramidi, collocate nel sec. XIX come rinforzo strutturale. Con i restauri del 1773, l’interno diventa a una sola navata. Sull’altare della cappella sopra la cripta dei Bentivoglio si trova la pala dell’Annunciazione (1611) del pittore ferrarese Carlo Bononi.

La torre civica (1599-1602), anch’essa ascrivibile all’Aleotti, si assottiglia verso l’alto (a con occhiale) secondo gli ordini architettonici e termina con un lanternino ottagonale. La torre civica fu rinforzata e rialzata da Gio. Battista Fattori nel sec. XVIII. Lasciata la piazza, restano da vedere due edifici sacri.

L’oratorio chiesa della Immacolata Concezione si affaccia su una piazzetta adiacente alla via Vittorio Emanuele II ed è il frutto del restauro tardo settecentesco di un precedente oratorio cinquecentesco e sede della omonima confraternita. E’ della metà del sec. XVIII il bel soffitto ligneo dell’aula dipinto a trompe l’oil con l’Assunzione della Vergine.

La chiesa di Sant’Andrea, di antica fondazione (è documentata per la prima volta nel 1233), presiede lo slargo-piazza sul quale è stato realizzato nel 1775 anche il pozzo civico in forma di tempietto e con corpo centrale ottagonale, su disegno di Gio. Battista Fattori. Quest’area, con le sue casette basse, appartiene al nucleo originario del borgo, anteriore alle edificazioni dei Bentivoglio. La chiesa, ricostruita nel 1713, ha un interno tutto giocato sui toni del rosa, dell’azzurro e del giallo. Nel convento che vi era annesso arrivò a fine carriera, e vi morì nel 1627, Ludovico Grossi da Viadana, uno dei più importanti musicisti del Seicento.

Nella frazione di Pieve Saliceto merita una visita il santuario dell’Annunciazione della Beata Vergine, una delle più belle chiese secentesche fondate vicino al Po, ben conservata nella struttura architettonica originaria e nelle decorazioni a stucco profuse da Martino Ferraboschi, al quale si deve anche il disegno della facciata (1667-69). Bella la decorazione plastica in stucchi policromi dell’ancona dell’altare, con angioletti e cariatidi. Andiamo ora nell’altra frazione, Santa Vittoria, luogo di sperimentazioni agrarie, la cui esistenza s’intreccia prima con l’opera di bonifica dei Bentivoglio e nella seconda metà del Settecento con l’azione imprenditoriale del conte Antonio Greppi, che qui ha lasciato la sua tenuta agricola e un vasto palazzo di fronte alla chiesa parrocchiale (secentesca, con facciata del Settecento).

Palazzo Greppi (1770-79) è un particolare esempio di residenza nobiliare integrata a fabbricati agricoli. Il suo fronte severo, lungo 145 metri, lo fa assomigliare a una via di mezzo tra una caserma e una grande fattoria. Le decorazioni pittoriche del salone centrale sono di Giovanni Morini.

In questo paesaggio di terra e acque è da vedere, infine, la botte Bentivoglio costruita nel 1576 sotto il torrente Crostolo da argine a argine, come parte delle bonifiche con cui gli antichi marchesi trasformarono il territorio per garantire lo scolo delle acque piovane e l’irrigazione. L’edificio è ancora funzionante.

 

Palazzo Bentivoglio: è possibile una visita guidata alle sale e ai cicli pittorici. All’interno di palazzo Bentivoglio sono allestiti il Museo Documentario Antonio Ligabue e la Donazione Umberto Tirelli. Nel primo è ricostruita con materiale bibliografico e iconografico la vicenda del pittore naïf, la cui arte, sospesa tra primitivismo ed espressionismo, non poggia su basi culturali ma sul genio contadino e su una forte componente psicanalitica. Ligabue visse isolato come un selvaggio a Gualtieri, nei boschi e nelle golene del Po. Umberto Tirelli (1928-90) è stato, invece, un grande sarto teatrale, punto di riferimento per i maggiori registi di cinema e teatro: al suo paese natale ha donato non la collezione di costumi storici ma il suo piccolo museo privato, fatto di una cinquantina di disegni e oli acquistati o donati da amici.

 

I cappelletti in brodo. In alternativa, i tortelli di zucca.

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Dal 01/01/2021 al 30/06/2021

Prodotto Tipico: borgo



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