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Borgo di Sabbioneta

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La “piccola Atene” padana, vera “città ideale” cinquecentesca nata da uno di quei sogni che ci rendono così caro il Rinascimento, è in realtà una “piccola Roma”, ideata dal principe-mecenate Vespasiano Gonzaga Colonna sul modello delle antiche città romane. Vespasiano aveva già progettato, come viceré di Navarra, la cittadella di Pamplona in Spagna, e quando decide di costruirsi la sua città-Stato nella terra natale, lo fa con una pianificazione urbana che tiene conto della visione moderna e funzionale del Rinascimento.

C’è una dimensione onirica in Sabbioneta, una sorta di calma follia dovuta al fatto che il luogo è sorto come un miraggio nella pianura padana e la struttura urbana (a forma di stella a sei punte) non ha subito grandi alterazioni, consegnandoci una città nata e morta con il suo artefice, pietrificata nella sua evoluzione, bloccata al 1591: una stella supernova che si è spenta, ma continua a brillare del suo glorioso passato.

Si entra da porta Vittoria (1567) e si svolta in via dei Serviti per arrivare alla chiesa dell’Incoronata (1586-88) che ospita il mausoleo di Vespasiano con la statua in bronzo del duca realizzata da Leone Leoni. Pochi passi, e ci troviamo in piazza Ducale, delimitata a sud da un portico ad arcate che culmina a ovest nello scorcio angolare del Palazzetto del Cavalleggero, e a nord dalla chiesa dell’Assunta, iniziata nel 1578, riqualificata nel 1767 con decorazioni di gusto rocaille e impreziosita dalla cappella settecentesca opera di Antonio Galli Bibiena. Occupano i lati corti della piazza il palazzo della Ragione, antica dimora della Comunità e del vicario ducale, e il palazzo Ducale, centro della vita pubblica del piccolo Stato di Sabbioneta e primo tassello dell’ambizioso programma architettonico di Vespasiano Gonzaga. Realizzato tra il 1556 e il 1590, si sviluppa su quattro livelli e presenta una facciata divisa in due parti da una cornice marcapiano: i cinque archi bugnati del loggiato inferiore trovano corrispondenza nelle cinque finestre del piano nobile. Le sale del piano terra risentono delle spoliazioni e di un pesante restauro razionalista. I soffitti sono di legno intagliato e rivestito d’oro, come quello della Sala del Duca d’Alba (o Sala d’Oro) che ha affreschi attribuiti a epigoni di Giulio Romano. Più ricco l’apparato iconografico del primo piano: nella Sala delle Aquile campeggiano le quattro statue superstiti della Cavalcata, scolpite nel 1587 da un artista veneto per celebrare le virtù militari dei Gonzaga, tra cui quella di Vespasiano in armatura da parata e con il collare dell’ordine cavalleresco del Toson d’Oro. La Sala degli Imperatori presenta un soffitto scolpito e dorato (1561-62) e raduna gli stemmi lignei dei casati Gonzaga, Colonna e Aragona. La Galleria degli Antenati espone ventuno ritratti a bassorilievo degli avi di Vespasiano, mentre nella Sala degli Elefanti un corteo di pachidermi sfila in parata sul fregio. Il soffitto ligneo della Sala dei Leoni è il primo di una serie di quattro soffitti intagliati e l’unico in noce; i rimanenti sono in cedro del Libano, legno duro e prezioso lavorato secondo il gusto manierista e ridondante dell’oreficeria spagnola.

In piazza San Rocco visitiamo la secentesca chiesa di San Rocco e, al secondo piano di un gruppo di case dell’antico agglomerato ebraico, la sinagoga (1824), nella cui volta a vela si conservano gli stucchi realizzati dallo svizzero Pietro Bolla (1840).

Da piazza Ducale arriviamo presto al teatro all’Antica (1588-90), primo esempio in Europa di teatro stabile. Il meraviglioso edificio porta la firma di Vincenzo Scamozzi, già artefice del Teatro Olimpico di Vicenza. L’elegante esterno è a due ordini: l’inferiore presenta portale e finestre contornati da un liscio bugnato, il superiore ha nicchie e finestre scandite da lesene doriche. L’interno esibisce un loggiato semicircolare con dodici colonne corinzie su cui poggiano altrettante statue di divinità olimpiche. Sul palco sopraelevato c’era la scena fissa progettata da Scamozzi. Nei due grandi affreschi alle pareti sono dipinti scorci urbani di Roma, il modello figurativo che ispira l’intera concezione architettonica di Vespasiano.

Palazzo Giardino (1578-88) era la villa suburbana del principe, annunciata dalla colonna di Pallade Atena, con statua di età adrianea. Nelle sale del piano nobile si dispiega la cultura letteraria di Vespasiano, supportata sul piano iconografico dall’apparato decorativo del cremonese Bernardino Campi. Nelle decorazioni a fresco entra il mondo fantastico del Rinascimento al tramonto: sono già manieristi gli stucchi e gli affreschi della Camera dei Miti, le raffinate grottesche del Fornarino nel Camerino delle Grazie, i paesaggi fiamminghi e le scene agresti del Campi nella Sala degli Specchi. Questa sala si apre sulla galleria degli Antichi (1584-86) lunga 96 metri e costruita per contenere la collezione di marmi antichi del duca, ora in palazzo Ducale a Mantova.

Superati palazzo Forti, appartenuto a una ricca famiglia ebrea, e la secentesca chiesa del Carmine, usciamo da porta Imperiale (1579) con la sua facciata di marmo bianco. Visti i resti della rocca, seguiamo il camminamento esterno che mette in risalto i sei baluardi e la cerchia muraria a forma di stella irregolare.

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Dal 12/02/2021 al 30/06/2021

Prodotto Tipico: borgo



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