Torna alla ricerca delle sagre!

Borgo di Morimondo

PT13TQ==/PT1BT3pBek0=_abazzia800x445x16986.jpg

Le trame che tessono i fili del mondo mettono insieme il cielo e il mattone rosso di Lombardia, un’agricoltura fiorente e l’abbazia fondata nel 1136 da un gruppo di monaci venuti dalla Borgogna. Con l’abito bianco di lana grezza di pecora, questi edificarono presso le rive del Ticino l’abbazia di Santa Maria di Morimondo, restituita alla storia dal recente restauro. Una storia lunga secoli, perché il lavoro diretto dei monaci fu la condizione per lo sviluppo dell’agricoltura e la custodia degli ambienti naturali che contraddistinguono il territorio del parco del Ticino.

Le poche case del borgo sorto a ridosso dell’abbazia, in corrispondenza delle fattorie e delle grange (i centri agricoli del monastero) create dalle bonifiche dei cistercensi, sono state coinvolte nell’azione di recupero, come i vicoli e la piazzetta, pavimentati con la tradizionale “rizzata”, le cascine e le pertinenze del monastero. Il risultato è un complesso omogeneo nella calda tonalità del cotto, che si sposa alla perfezione con i cieli sopra il Ticino, il verde di orti, prati e boschi, e l’abbazia che è all’origine di tutto.
Morimondo è un’architettura cistercense già evoluta verso lo stile gotico, come evidenziano le volte a crociera. La lunga fase di gestazione (1182-1296) ha risentito degli sviluppi dell’architettura, con il passaggio dal romanico alla verticalità del gotico. Ma l’abbazia di Morimondo conserva tutti i caratteri di una bellezza che parla all’anima più che ai sensi, quindi è principalmente architettura monastica, priva di fronzoli, essenziale (il senso di ordine è dato dai mattoni a vista), basata sulla mistica della luce nel rapporto con l’ombra e della geometria nelle dimensioni degli edifici.
La facciata della chiesa, terminata nel 1296, è lombarda per la forma “a capanna” e “a vento” (con le finestre aperte verso il cielo) e rivela alcune asimmetrie che sono la cifra del linguaggio cistercense: la perfezione appartiene solo a Dio, quindi sono ammessi, anzi voluti, errori quali bifore e rosone non simmetrici e, all’interno, colonne di differente altezza o con capitelli diversi, come diversi sono i costoloni delle volte a crociera e gli stili delle navate laterali, una romanica e l’altra gotica. Gli errori, secondo il credo cistercense, sono assorbiti dalla bellezza dell’insieme e dello stare insieme (la vita di comunità): la chiesa abbaziale presenta, infatti, una sobria bellezza, data dalle proporzioni armoniche e dalle opere murarie, eleganti nonostante la povertà dei materiali usati. All’assenza di decorazioni si supplisce con l’acustica per l’ascolto della parola di Dio e con la capacità di catturare la luce in fasci che scendono dall’alto come la grazia divina e la salvezza.
Nella chiesa sono da vedere il coro ligneo dietro l’altar maggiore, con il particolare delle incisioni a ferro rovente e delle tarsie certosine realizzate da Francesco Giramo nel 1522; il crocifisso ligneo di scuola toscana della metà del XV secolo; l’affresco, strappato al chiostro, della Madonna col Bambino e san Giovannino tra i santi Benedetto e Bernardo, della scuola di Bernardino Luini (1515).
Come tutti i monasteri cistercensi, anche Morimondo presenta una regolare distribuzione degli ambienti intorno al chiostro quadrato. Il porticato ha un lato romanico, appartenente alla primitiva abbazia, e tre rinascimentali, costruiti dai monaci fiorentini. Si possono visitare tutti gli ambienti: lo scriptorium, dove i monaci amanuensi tra il 1170 e il 1210 circa, realizzarono una novantina di volumi miniati (sul muro è rimasta l’ingenua rappresentazione geografica del mondo com’era immaginato nel Duecento); la Sala del Capitolo, dove veniva eletto l’abate e si esercitava il governo del monastero, sopra la quale è ancora esistente il dormitorio dei monaci; il locutorium, dove l’abate assegnava gli incarichi; il refettorio, risistemato nel Settecento.
All’interno del Parco del Ticino, merita una visita la cascina Fiorentina, la grangia fondata alla fine del XV secolo dai monaci riformatori fiorentini, dove si possono ancora vedere il mulino e il forno che un tempo funzionavano a pieno ritmo.
Conserva la vecchia struttura della cascina lombarda anche il borgo di Fallavecchia, in realtà un piccolo paese che ha perduto le centinaia di lavoranti e la vita di un tempo: ci sono ancora, però, negozio, osteria, chiesetta e le stalle per le vacche, a ricordare l’insediamento agricolo che ruotava intorno al cascinale e alla casa padronale. Insomma, la campagna com’era una volta.


Aggiungi questo evento al tuo calendario!

aggiungi a google calendar Scarica file ics per aggiungerlo al tuo calendario

Condivi questa sagra ai tuoi amici!

Dal 12/02/2021 al 30/06/2021

Prodotto Tipico: borgo



Copyrights © 2018 Sagre & Borghi
Sagre & Borghi è un marchio di proprietà di Box Service Edizioni e dwb s.r.l.

Box Service S.a.s. - Via Canaletto 109/B 41030 SAN PROSPERO sul Secchia (MO) - P.I & CF 01819040369
dwb s.r.l. – Via Matteotti 7/1 – Finale Emilia (MO) – Email: info@dwb.it Tel: +39 0535760305 – P.iva: IT02067651204 – Capitale Sociale €10.000 iv
Questo Sito utilizza cookie. Cliccando su ACCETTO o chiudendo il banner, acconsenti all’utilizzo di cookie. Per maggiori informazioni Leggi di più    ACCETTO