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Borgo di Bienno

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Due sono i principali itinerari di visita del borgo. Il primo parte da via Artigiani per andare alla scoperta del Vaso Re lungo il percorso disegnato dall’acqua. La storia industriale del borgo si fa concreta man mano che s’incontrano i luoghi che l’hanno segnata: le antiche fucine ora Scuola di Fucinatura, l’opificio secentesco della Fucina Museo e l’altrettanto secentesco Mulino Museo – cui si accede scendendo da via Ripa – capace di produrre, con le macine di pietra mosse dall’acqua del Vaso Re, dell’ottima farina da polenta. Proseguendo per via Re si raggiungono l’antico lavatoio e, più avanti, una fucina che ancora utilizza il maglio ad acqua, tratti di canale sopraelevato, lavatoi e paratoie, sino all’origine del Vaso Re, l’opera di presa sul torrente.

Il secondo itinerario si sviluppa nel centro storico di Bienno. Salendo lungo via Contrizio si incontra il palazzo Simoni Fè, il cui nucleo originario risale al XV secolo. Poco oltre c’è la torre Avanzini del 1075, a fianco della quale una stretta via conduce alla piazza su cui si affaccia la chiesa di Santa Maria Annunciata, costruita nel XV secolo tra i vicoli stretti e le alte case. La presenza francescana si legge negli affreschi devozionali sulle pareti, nella danza macabra e nelle immagini del Santo di Assisi. La facciata principale ha pilastri in pietra a vista e un bel rosone in stile gotico, quella di sinistra ha finestre ad arco trilobato. Il campanile è a cuspide con bifore. Gli affreschi della navata, della parte inferiore dell’arco santo e delle volte sono del camuno Giovan Pietro da Cemmo (1490-94). Ma la meraviglia più grande è il presbiterio dipinto nel 1539-40 da Gerolamo Romano detto “il Romanino”. La pala dell’altare (1632) è di Mauro della Rovere, detto “il Fiamminghino”.

Tornati in via Contrizio si incontra la casa Bettoni, un palazzotto rinascimentale che ha conservato la struttura originaria. Alla sommità di via Contrizio si trova l’imponente portale di quella che fu la medievale torre Rizzieri. Si giunge dunque in piazza Castello con l’antica torre Mendeni e, continuando la salita, si passa sotto un’altra torre più minuta rispetto alle precedenti.

All’apice di via Castello si trova la secentesca chiesa parrocchiale circondata da un ampio sagrato e dedicata ai Santi Faustino e Giovita, le cui statue si trovano in due nicchie in alto. La facciata ha un portale in arenaria di Sarnico. L’interno è a una sola navata, la volta è affrescata dal Fiamminghino, le sculture sono del Ramus. Ai lati della navata si trovano sei altari racchiusi da cancellate del 1647, opera di artisti biennesi. Il pregevole organo è dei fratelli Antegnati. La pala dell’altare è del veneziano Giovan Battista Pittoni e rappresenta il Martirio dei Santi Faustino e Giovita. Di fronte al sagrato della Parrocchiale si erge il palazzo Francesconi con la galleria affrescata dal Fiamminghino.

Bienno si apprezza anche in modo casuale, inoltrandosi negli stretti vicoli e nei cortili alla ricerca dei passaggi pedonali, spesso a gradini, che collegano in modo suggestivo le diverse parti del centro. Le coperture dei tetti sono per lo più in coppi e i portali sono quasi tutti originali, imponenti e decorati da fregi e stemmi scalpellati nella pietra. I palazzetti rinascimentali sono spesso provvisti di eleganti loggiati.

Infine, sulla vetta del Monte Cerreto, poco distante dal borgo, si può vedere un grosso masso, la preda de l’altar, che in epoca preistorica era un luogo di culto.

 

I casunsei, sorta di ravioli ripieni e conditi con burro fuso, salvia e formaggio, sono squisiti, specie se i latticini vengono dagli alpeggi estivi sui monti attorno a Bienno. Ottima, infatti, è la produzione casearia con latte di malga. Tipica della zona è anche la polenta, da accompagnare alle pietanze a base di carne e cacciagione: gustosissima è quella con la farina prodotta dalle macine in pietra del mulino seicentesco. Il dolce tradizionale è la spongada, una soffice focaccia di farina, uova, burro, zucchero, sale, latte, lievito.

 

Il ferro è il prodotto attorno al quale si è sviluppato l’antico abitato. La tradizione millenaria della forgiatura del ferro è giunta sino a noi come testimonianza storica rintracciabile ovunque nel borgo, ad esempio nelle cancellate in ferro della chiesa dei Santi Faustino e Giovita. E tuttora operano in paese abili artigiani capaci di manipolare il ferro sotto i colpi del maglio.

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Dal 01/01/2021 al 30/06/2021

Prodotto Tipico: borgo



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